Forse non tutti sanno, compreso Santoro, che anticamente in Sicilia, in alcuni funerali importanti, venivano chiamate a pagamento le prefiche. Erano delle donne, vestite rigorosamente a lutto, che avevano il compito di fornire un piagnisteo, quasi come una cantilena cacofonica che si chiamava “trivulu”. Da allora è rimasto il detto: “non mi ittari u trivulu”, nel senso di non gufare con pianti inutili e soprattutto fastidiosi al sistema nervoso.
Detto ciò mi sorge spontaneo il dubbio che, anziché invitare dei politici alla trasmissione “Annozero”, non sarebbe stato meglio invitare delle prefiche anche perchè, guardando tutto ciò che è stato trasmesso dalle varie tv, ne avrebbero trovate quante ne volevano. Altro che nell’antichità. Avremmo pianto tutti e avremmo visto la trasmissione con la commozione che il momento meritava. Invece no. Neanche una lacrima, né una carezza a qualche sopravvissuta che avrebbe potuto farci addolorare. Niente! Una trasmissione indecente…è stata da qualcuno definita.
Con quella trasmissione non abbiamo potuto condividere il dolore, ammesso che qualcuno avrebbe potuto farlo suo. Avrebbe potuto fingere perchè e facile recitarlo, ma non è detto che molti ci sarebbero riusciti; si deve essere bravi attori e attrici, altrimenti si vede la falsità. Per questo sono brave le prefiche. In questo modo, Santoro non avrebbe potuto parlare di vittime di ladri e politici corrotti e corruttori. Né avrebbe potuto parlare degli insufficienti mezzi della Protezione Civile e figuriamoci della prevenzione del terremoto. D’altronde, se i sapienti del settore, con tanta di laurea e poderosa mente, dopo le centinaia di scosse, hanno detto che tutto era tranquillo, il tecnico Giuliani non avrebbe dovuto procurare l’allarme… E’ stato pure denunciato. Che abbia gufato lui, con il suo “trivulu”?
Se questo terremoto fosse avvenuto in Sicilia, con gli scandali che stanno venendo fuori, poveri noi! Ce ne avrebbero dette di tutti i colori: ladri, mafiosi, corrotti e chi più ne ha più ne metta. Invece l’Italia si è clamorosamente unita. Sembra la finale di un mondiale di calcio. Viva l’Abruzzo. Ma vuoi vedere che la colpa è della Sicilia? Vuoi vedere che all’ospedale dovevamo darla noi l’agibilità? Vuoi vedere che la casa dello studente è stata costruita da un siciliano?
Gira e rigira, arriveranno al ponte. Basta, non si fa più. I soldi servono per l’Abruzzo. Le baracche costruite dopo il terremoto di Messina del 1908, le topaie dei nostri centri storici e migliaia di monumenti degradati potranno aspettare un altro terremoto, questa volta in Sicilia… e noi non avremo tutte le prefiche e i piagnistei della Rai e delle sue consorelle, ma solo sciacalli dell’informazione al servizio di avvoltoi che con la politica speculano in tutti i modi. Anche con i morti.


La penso come Lei, la Sicilia è stata ed è la pecora nera sempre…
Non capisco se gli strali siano indirizzati alla regione Abruzzo o a chi ha vergognosamente speculato sul terremoto, ovvero sulla ricostruzione mancata e sulle soluzioni “temporanee”. Report, senza prefiche, ha sottolineato che la legalizzazione del gioco d’azzardo, oltre a non porre il gioco stesso sotto il controllo dello Stato, non ha portato in Abruzzo la quota che era stata dichiarata dal governo del solito fan del ponte. Evidentemente, i terremotati abruzzesi sono vittime come quelle irpine e messinesi. Immagino che le prefiche avessero anche una funzione di sostegno ai parenti della persona morta, e che non per cinismo fossero chiamate, a differenza dei coccodrilli televisivi.