Ieri Paolo Borsellino avrebbe compiuto 69 anni. Io purtroppo, come molti giovani, non l’ho mai conosciuto: una mano armata l’ha strappato via troppo presto da questa terra.
Eppure il destino mi ha avvicinato a lui più di molti altri. Nel 2001 ho prestato servizio militare nell’Arma dei Carabinieri: ero uno di quei piantoni che, proprio dopo la strage di via D’Amelio, furono posti giorno e notte in via Cilea, a vigilare sull’abitazione dei familiari del giudice ucciso.
Proprio durante questa vigilanza mi è successo qualcosa di particolare, che in seguito mi ha portato a scrivere un libro (“La mamma dei carabinieri” – Navarra Editore). La storia che sto per raccontarvi, infatti, non è la mia, ma è quella di una donna speciale, una donna che ha dedicato tutta la sua vita all’Arma e che è stata fraterna amica della signora Agnese Borsellino e dei suoi figli.
È la storia di Domenica Lupo (detta Mimma), oggi per tutti “La mamma dei carabinieri”, un’anziana signora di 92 anni, compiuti sabato scorso (anche se lei si ostina a dichiararne 10 in meno), che ha vissuto per quasi tutta la vita di fronte l’abitazione del giudice Borsellino e che ho avuto la fortuna di conoscere un giorno, proprio nel 2001.
Uno di quei giorni bui della mia vigilanza è stato rischiarato dall’apparizione di una donnina vestita di tutto punto – dal cappello dell’Arma ai gradi cuciti sulla giacca – proprio come un carabiniere. La sua fama l’aveva preceduta, però. Prima di allora, all’interno del XII Battaglione ne avevo già sentito parlare, ma quando me la sono vista davanti per la prima volta, ho capito che quello era davvero un personaggio speciale!
Per questo motivo, voglio rendere omaggio ancora una volta, nel mio piccolo, al giudice, raccontandovi questa curiosa storia, d’amore e onore. La signora Mimma Lupo, vi dicevo, ha sempre passato la maggior parte del suo tempo, accanto a quei giovani carabinieri (me compreso!), che sotto il sole e sotto la pioggia, sia di giorno che di notte, stazionavano davanti l’abitazione della vedova Borsellino.
Questi giovani carabinieri, spesso lontani dagli affetti dei familiari, hanno trovato in lei l’amore di una vera mamma adottiva che li accudiva. Difatti, è sempre stata lei a portare loro acqua, tè, cornetti, panini con le panelle, e tanto altro ben di Dio.
Passando anch’io molte delle mio ore di servizio in sua presenza, e avendo capito che la signora Mimma non era per niente fuori di testa, ho scavato in lei per cercare di capire da cosa provenisse questo forte amore per i carabinieri, e così ho appreso che quella donna aveva alle spalle una storia davvero incredibile e appassionante, che affondava le sue radici nella Palermo del 1934.
In gioventù Mimma Lupo era stata promessa sposa e donna innamorata di un bellissimo carabiniere a cavallo, Giovanni, ma il suo amore non poté essere coronato dal matrimonio a causa di un atto di violenza perpetrato ai suoi danni. Mimma fu rapita da un piccolo boss della zona in cui abitava, Saverio, che la sequestrò e la tenne prigioniera per tre giorni in casa sua.
Durante quei giorni, però, Mimma non si fece sfiorare neppure con un dito. Ciò nonostante, il suo onore, per la morale del tempo, risultò macchiato e fu quindi costretta dalla famiglia a sposare il suo rapitore.
L’amore per Giovanni, però, se lo portò dietro per tutta la vita e all’indomani della morte del marito, decise di riversare quel sentimento su tutti i carabinieri e cominciò a prendersi cura proprio dei giovani di via Cilea.
Questa, in breve, è la sua storia: una vicenda avvincente e complessa, a partire dalla quale ho tratto prima la sceneggiatura per un film e poi, scrivendo a quattro mani con il mio amico Filippo Vitale, un romanzo pubblicato dalla casa editrice siciliana Navarra Editore.
C’è un’ultima cosa che mi preme sottolineare, un grande regalo che mi è stato fatto. La prefazione della seconda ristampa del libro porta una firma speciale, quella di Rita Borsellino che, appassionata e commossa dalla storia narrata nel libro, ha voluto scrivere per me. Non potevo sperare di più.



















E’ una storia davvero stupenda e meritava di essere raccontata. Ho già letto il tuo libro e direi che merita tanto. Spero che la tua sceneggiatura vada in porto. Tutti dovrebbero conoscere questa storia e tutti dovrebbero prenderne esempio. Complimenti!