Già quest’anno la proposta del bilancio di previsione 2010 manifesta chiaramente le difficoltà finanziarie in cui si dibatte l’Ateneo. Oltre alla riduzione di spesa per gli assegni fissi ottenibile con il “licenziamento” dei ricercatori anziani e i pensionamenti (senza garanzia a breve termine di sostituzioni adeguate con concorsi a tempo indeterminato), si è dovuto ricorrere a una riallocazione anticipatoria e a un incremento della contribuzione studentesca – di cui sembra profilarsi un ulteriore aumento- e all’iscrizione dell’avanzo “presunto” (concretamente 2 utilizzabile, però, nelle misure indicate, solo dopo il 1° assestamento) per costruire un documento in pareggio, essendo il rispetto dei vincoli di bilancio un obbligo per le Università italiane.
Tale proposta di bilancio, tra l’altro, rileva che il pareggio, in atto solo “presunto”, è ottenuto senza una reale programmazione degli obiettivi istituzionali fondamentali, come ricerca, attività didattiche e dotazioni per facoltà, dipartimenti e dottorati -i cui risultati sarebbero parametro di efficienza da esporre alla valutazione- e con una netta, spesso illogica, riduzione o cancellazione di spese correnti obbligatorie.
Da tempo questa associazione sottolinea che la capacità di spesa “virtuosa” dell’Ateneo, con inevitabili ricadute sul suo sviluppo meritocratico, è stata compromessa. Recenti stime hanno, del resto, calcolato che la esclusiva valutazione dei risultati prodotti dall’Ateneo nel 2007 avrebbe garantito un finanziamento decurtato del 35% rispetto a quello “storico”. D’altra parte, oltre al confronto, prevalentemente negativo, con il 2004, proprio i costi derivanti nel tempo dalle modalità adottate per le politiche di reclutamento incidono pesantemente sulle attuali disponibilità finanziarie dell’Ateneo.
I dati ufficiali dell’applicazione del modello di valutazione per la ripartizione delle risorse ai risultati dell’Ateneo evidenziano, infatti, che -rispetto al 2004 (su dati 2003, preso come riferimento dal Miur) e fino al 2008 - il “peso” complessivo dell’Ateneo nel sistema nazionale ha subìto una chiara svalutazione, dall’1,75% del 2004 all’1,69% del 2007, all’1,68% del 2008, ridotto, però, a 1,60%, perché, nella valutazione ex post dell’attuazione del programma strategico, i risultati in discostamento dal 2004 dell’Ateneo vengono “normalizzati” rispetto alla variazione di performance di tutto il sistema universitario.
Nel 2009, il peso dell’Ateneo è lievitato all’1,85% (non “normalizzato”), anche grazie al contributo di un numero inferiore di Atenei in competizione. Allo stesso tempo, però, nelle attuali più stringenti condizioni di valutazione dell’efficienza, i criteri adottati per distribuire il 7% di premialità registrano in realtà una valutazione della qualità dei processi formativi dell’1,45% (su dati 2007/2009) e della ricerca dell’1,23% (su dati PRIN 2005-2007, sulle risorse umane e finanziarie destinate alle aree VTR CIVR, sui brevetti e sul finanziamento VI PQ).
Nell’attuale panorama nazionale, quindi, se il finanziamento su base storica pone l’Università di Messina al 14° posto, il finanziamento premiale (destinato a crescere) la fa retrocedere in 28a posizione , con un peso complessivo dell’1,30% sui fondi assegnati.
Ciò presuppone, pertanto, che l’Ateneo nel suo complesso, per mantenere il suo ruolo storico nel sistema universitario italiano, in questo scorcio di mandato rettorale ma ancor più nel futuro, faccia uno sforzo straordinario per un recupero di efficienza, attraverso l’adozione di razionali politiche “attive” di gestione, rispondendo in maniera davvero coerente – in fatti costruttivi più che in “dismissioni” o semplici enunciazioni - ai parametri di valutazione della qualità dell’offerta formativa e dello sviluppo della ricerca scientifica, e perseguendo strategie di internazionalizzazione sempre più concrete e, qualora ancora possibile, politiche di reclutamento sostenibili e funzionali agli obiettivi richiesti.
Nicola Belnome (l’autore è segretario dell’associazione Lab@Unime e questa è la seconda parte del suo post. Ieri BSicilia ha pubblicato la prima parte)


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