Cari Ficarra e Picone,
io sono orgoglioso di essere Siciliano perché siete miei conterranei. Perché, come tutti i grandi attori, riuscite a far piangere (e non solo) per le risate. Perché avete avuto il coraggio di fare ironia su tutti coloro che hanno affidato le sorti dell’isola a una forza politica scriteriata e razzista.
Su una cosa non sono in sintonia. Quando dite che Falcone e Borsellino erano Siciliani. No! Loro “sono”, devono essere sempre presenti in noi e devono essere ricordati, così come avete fatto voi, in tutte le manifestazioni culturali e di massa.
Io abito nel Veneto, in mezzo a razzisti di leghe più o meno indipendentiste, che non ricordano come vivevano tra stenti, freddo e fame fino a 30 anni fa. In quel Veneto, dove i più fortunati emigravano in Argentina o in Svizzera, così come facevano i nostri Siciliani.
Adesso che hanno raggiunto il benessere cercano - naturalmente - di mantenerlo, incuranti che la ruota può girare al contrario e consapevoli di non aderire a nessuna forma di cooperazione con le restanti regioni.
Sono coloro i quali hanno espresso lo stesso voto dei Siciliani. Ecco perché, anche se non mi vergogno di essere Siciliano, un po’ di disagio a volte lo provo. Come quando, per esempio, con la maschera di Berlusconi e di Dell’Utri addosso, dei Catanesi hanno rapinato una banca del Nord.
E dire che anche nelle banche della Sicilia ci sono tanti soldi. Quelli dello Stato che finanzia ingiustamente i deficit della Regione o di qualche Comune o di qualche Asl. I Siciliani non sanno come reagiscono i politici della Lega. Io lo so, eccome.
Quello che non so, che nessuno saprà mai, è dove vanno a finire quei soldi. Non certamente nelle mani di gente onesta, che lavora e produce in una regione dove le ostilità sono sempre tante: dalla mafia ai servizi e alle infrastrutture mai accordate.
Tanti saluti da Padova. Viva la Sicilia di Ficarra e Picone. Viva la Sicilia…di Bossi e Berlusconi.
Salvatore Fassari


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