Quello che è successo nella notte tra domenica e lunedì in Abruzzo ha riportato alla memoria collettiva dei Siciliani il secondo - in ordine di tempo - dei due violenti terremoti che sconvolsero l’isola. Ci riferiamo a quello della Valle del Belice che, nel gennaio del 1968 rase letteralmente al suolo 14 Comuni tra le province di Trapani, Agrigento e persino Palermo.
Quella che vedete qui sopra è una foto recente del centro storico di Salemi dove ancora oggi, a distanza di oltre 40 anni, esistono ( e resistono) i ruderi lasciati da quella notte di devastazione, molto simile a quella appena trascorsa a L’Aquila e nel suo circondario.
All’Abruzzo auguriamo, perciò, un futuro migliore di quello che ha avuto il Belice in questi anni. Di cuore. Perchè vivere in paesi fantasma in cui, oltre alle baracche, resta ben poco, i Siciliani sanno già cosa significa. E perchè nessun’altra umana miseria si aggiunga al sospetto che le terribili conseguenze di quello che è appena successo si sarebbero potute evitare.
Oltre a quella del Belice, evitiamo agli Abruzzesi anche la terribile fine che hanno fatto i terremotati di Messina che, dopo 100 anni, vivono ancora nelle baracche, come mostra il filmato in home page.


















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