La necessità di mandare il bilancio in pareggio ha spinto i vertici dell’Ateneo messinese (Senato accademico e Cda) su input del rettore Tomasello a “licenziare” una cinquantina di ricercatori (l’espressione usata è stata “risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro”).

Ciò ha provocato una serie di reazioni da parte dei sindacati e degli interessati: nel provvedimento, infatti spicca il principio della assurda esclusione dalla qualifica di “professori universitari” dei ricercatori che indubbiamente svolgono da sempre una “funzione docente” (la legge esclude espressamente dal collocamento coatto in pensione magistrati e professori universitari) vedendosi equiparati, di fatto, al personale amministrativo.
Al posto di costruire il ponte sullo Stretto di Messina, si potrebbe fare ricorso a navi traghetto di ultima generazione, opportunamente attrezzate, su cui imbarcare treni passeggeri di lunghezza limitata, in modo da rendere agevole e rapida la manovra di imbarco/sbarco, assicurando continuità vera al trasporto ferroviario su scala interregionale.

Si potrebbero potenziare i servizi marittimi per il trasferimento di unità di carico merci (container e casse mobili) tra i porti siciliani e i porti calabresi, invero sotto-utilizzati, tranne qualche eccezione. Nell’insieme si tratta di una partita dell’ordine di 1 miliardo di euro, con riflessi notevoli anche sul piano dell’occupazione.
Nell’attuale momento di “crisi” – terremoti, alluvioni (proprio a Messina dove la natura “impone” uno stop a questa follia!) – il ponte è un errore!

Chi dice “No ponte”, non vuole dire no a tutto. I Messinesi che dicono “No”, non fanno parte del cosiddetto “nimby” (mai nel mio giardino), ma vogliono ribadire con forza che esiste un’alternativa più vantaggiosa, sia per la comunità nazionale che per quella dell’area dello Stretto.