Cultura & Avvenimenti

Non è stata mia abitudine, finora, firmare personalmente i post sui libri pubblicati da . Nè raccontarvi il dietro le quinte della sezione di “Vip siciliani d’esportazione”. Ma questa volta farò un’eccezione. Perchè Vip siciliani d’esportazione pubblicherà lunedì la sua ultima intervista (prima di riprendere il prossimo mese di ottobre) e in questo clima da “ultimo giorno di scuola” si trova perfettamente a suo agio il romanzo di cui voglio parlarvi.

Come avrete già capito dalla copertina, si tratta dell’opera prima di Alessandro D’Avenia, insegnante palermitano di 32 anni, che vive e lavora a Milano, dove ha dato alle stampe questo testo di formazione, utilissimo per adolescenti e non. Come avrete già capito dalla mia premessa, Alessandro sarà l’ultimo dei “Vip siciliani d’esportazione” intervistati quest’anno da .

Quanto a me, sebbene abbia superato già da un pezzo i 16 anni - cioè l’età dei personaggi di questo libro: Beatrice, Leo, Silvia - anch’io sono una di quelle persone che, dopo averlo acquistato, ha letteralmente divorato il romanzo. All’inzio ero terrorizzata dall’immagine che Alessandro mi rimandava degli adolescenti di oggi dalle pagine del suo libro. Mi sembrava di avere 72 anni in confronto a loro, non 27.

Superato lo shock iniziale, mi sono resa conto che, in fondo, anch’io porto dentro di me le stesse (o quasi) cicatrici dei giovani protagonisti di questa storia d’amore. E anch’io, come loro…anzi, come Leo, vivevo la mia esperienza liceale nello stesso modo: con la stessa indolenza, con la stessa svogliatezza, oltre che detestando profondamente una categoria - quella degli insegnanti - che mi auguravo “si estinguesse presto”.

Salvo poi incontrare anch’io, come Leo, il mio sognatore - anzi, la mia sognatrice - dietro la cattedra. Insomma, con 250 pagine, questo giovane insegnante mi ha restituito in un pomeriggio gli anni che - chi mi conosce, lo sa - ho sempre definito “i più belli della mia vita”.

I più belli perchè i più incasinati, i più difficili, i più dolorosi…quelli a cui penso con infinita tenerezza oggi e che vivevo come se fosse sempre l’ultimo giorno della mia vita allora. Ma -  e so che Alessandro non me ne vorrà se cito Kahlil Gibran - “la vita non torna indietro, nè può fermarsi a ieri”. E allora grazie a D’Avenia per avermi fatto fare questo coraggioso tuffo nel passato.

Che siate adolescenti, adulti, studenti, insegnanti, sognatori oppure no, io vi consiglio di leggere queste pagine. Vi consiglio di “nascere il primo giorno di scuola, crescere e invecchiare in soli duecento giorni”.

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