La vicenda del testimone di giustizia Ignazio Cutrò è un classico esempio di surrealismo agrigentino. Una storia che svela i meccanismi più profondi e nascosti di questa terra, troppo spesso relegata ai margini della società e destinata a ruoli subalterni e poco dignitosi.

Solo in questa provincia può accadere che un imprenditore, con la schiena dritta, dopo aver denunciato e fatto condannare i mafiosi locali che lo taglieggiavano venga abbandonato da tutti: dalla società civile, dalla politica e persino dallo Stato.
L’autismo in Italia colpisce un bambino ogni 150 e i casi sono in aumento. Le cause sono sconosciute e non esiste una cura. È il dramma silenzioso dell’autismo, il dramma delle famiglie con figli autistici anche in età adulta.

L’aspetto più drammatico e che sta più a cuore alle famiglie con i figli autistici è la carenza di servizi di assistenza da parte delle istituzioni (sia locali che nazionali). A questa va aggiunta la carenza di professionalità in grado di operare nel campo dell’autismo.
Marco Carnabuci è un giovane avvocato palermitano che, da un paio d’anni, è anche il resposabile legale di Arcigay Sicilia. Tra un appuntamento e l’altro, ha acconsentito d’incontrarci nel suo studio e di fare quattro chiacchiere con noi. Lui, che per via del suo lavoro ha senz’altro il polso della situazione, ci ha spiegato qual è la reale portata dell’odioso fenomeno dell’omofobia nell’isola.

“A Bagheria sono avvocato di parte civile per conto dell’Arcigay Sicilia nell’ambito di un processo che si è aperto quando l’ennesimo ragazzo gay, apostrofato come frocio dai genitori di un amico, ha deciso di portarli in tribunale - ci racconta - Credo si tratti della prima volta, in Italia, che venga ammessa la costituzione di parte civile dell’associazione a seguito di un’ingiuria e non di percosse, o peggio”.
Gentile redazione di BSicilia,
sono un tesserato dell’Associazione Nazionale Ex Deportati (Sezione di Verona) e in tale associazione rappresento un mio congiunto, deportato e morto nel campo di concentramento di Flossenbürg a soli 22 anni.

Da molto tempo mi occupo della ricerca dei luoghi di sepoltura dei nostri connazionali, morti nei campi di prigionia o per motivi di guerra in Germania, Austria e Polonia. Dopo l’8 settembre 1943 più di 800.000 italiani (civili e militari) furono fatti prigionieri e deportati nei campi di concentramento tedeschi dislocati nei territori del Terzo Reich.