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Felicità è…

Se ne stava seduto al tavolino del bar, davanti a una coppa di gelato più grande di lui.
Accanto, la nonna non finiva di mangiarselo con gli occhi.
Appollaiato sopra due sedie, infilate una sull’altra per arrivare all’oggetto del desiderio, quel batuffolo di appena tre anni affondava con gusto la brioche dentro la montagna di cioccolato.
Socchiudendo con voluttà gli occhi, Flavio portava lentamente alla bocca un pezzo dopo l’altro, tenendolo ben stretto fra pollice e indice.
Comiche forme scure le sue mani disegnavano sulla faccia e, non poteva essere altrimenti, anche sopra la magliettina nuova.
Il suo sorriso fermava il tempo, ripagando ogni fatica.
Anche questa, se vogliamo, è felicità!

Vero amore

Fu vero amore. A prima vista.
Quando la vide per strada venne ammaliato da quegli occhi teneri, dolci e senza difesa.
Se la strinse teneramente al petto e, senza pensarci due volte, se la portò a casa.
Rientrando, la moglie li trovò abbracciati sul divano, come due innamorati al primo appuntamento.
Non disse nulla, però.
Anzi, si unì a loro, benedicendo Giorgio per avere salvato dalla strada quella creatura.
Decisero di chiamarla Chicca.
E quella cagnetta, giorno per giorno, restituì a mamma e papà tutto l’amore ricevuto.

Un appuntamento galante

Il cavaliere Spampinato era sempre stato un vedovo fedele e inconsolabile. Fino a quel giorno.
Perché “la carne è carne!” si ripeteva, camminando sorridente verso casa di Marisa.
Davanti all’androne, però, si fermò.
Perché, quando aveva sorriso per ringraziarli, sia il tassista che il fioraio l’avevano guardato in quel modo?
Uno sguardo uguale uguale a quello che il portiere dello stabile gli stava ora rifilando…
Insistette per sapere.
Un istante dopo, rosso per la vergogna, gli consegnò il mazzo e mestamente fece dietro-front.
Proprio oggi, per la prima volta, gli doveva succedere di scordarsi la dentiera a casa!

La prima volta di Andrea

Il profumo delle parole stampate sui libri: fu quella la prima cosa che colpì Andrea, entrando in libreria.
Aveva 6 anni. Attaccato alla mano di suo padre a malapena arrivava al primo scaffale, quello dei libri-novità.
Amò subito quell’odore. Magari troppo. Fino al punto che non riusciva più a prendere sonno senza un buon libro profumato sopra il comodino.
“Un libro - diceva - è cosa viva. Bisogna goderselo tutto”.
L’odore delle pagine, specie quelle di mezzo, lo estasiava.
Era il primo approccio con un nuovo amore, sempre diverso, sempre entusiasmante. Era felicità pura!

L’ultimo pezzo di cuore

All’estremo confine del porto, Turi fissava il mare: più lontana dell’orizzonte era ormai la sua vita.
Alle vele che scivolavano via affidò l’ultimo pezzo di cuore, aspettando il sonno come fanno i vecchi.
Lo svegliò la voce di Acidduzzo.
Il sole che il bambino portava dentro gli tirò fuori mille e mille storie, parecchie magari inventate.
Allora? La vita non è forse ciò che piace ascoltare o raccontare?
L’incanto delle favole sgranava quei piccoli occhi innocenti e dava intanto felicità al vecchio.
Così quella sera Turi aspettò che rientrassero le barche per riprendersi l’ultimo pezzo di cuore.

Il nuovo mondo

La fame, la sete, il sole accecante…
Il mondo di Omar non era cambiato: uguale a prima, uguale a prima ancora.
Stipato con altri sventurati dentro quel barcone, perduto insieme a loro dentro quel deserto sconfinato di acqua scura, aspettava la morte con rassegnazione.
Alzò a fatica gli occhi verso il sole.
Non sapeva pregare, ma nel grande cerchio giallo riconobbe le mani forti e sicure di Dio. Quel Dio in divisa lo strinse al petto, consegnandolo a un mondo di speranza dove anche gli ultimi possono prendere a morsi la vita.