Sembrava la festa del paese, quando alla fine vengono scoppiati i giochi di fuoco.
Ci fu un momento, addirittura, in cui i loro cuori salirono verso la stella più lontana, a cavallo del razzo velocissimo che puntava a bucare la luna. Insieme a lui poi si fermarono, sopra l’immensa coperta scura luccicante di stelle, esplodendo infine con gioia fra mille cascate di colori.
Era il paese delle meraviglie: dove il vento accarezza i capelli e il sole arriva a riscaldare l’anima; dove la sabbia è bianca e fine, e le palme offrono frutti succosi e abbondanti; dove il mare è di cristallo e le perle luccicano sui fondali; dove il tempo scorre obbedendo ai desideri.
Era il loro primo bacio.
Finché visse, ogni giorno della sua vita, Sem fece sempre lo stesso sogno: lucido e nudo il verme usciva dalla tana, poi scivolava di ramo in ramo scampando al becco degli uccelli e infine, per miracolo di Dio, si trasformava in splendida farfalla dalle ali grandi e colorate.
Tutto intorno, milioni di ali avevano intanto riempito il cielo di colori, come se fosse esploso un immenso fuoco pirotecnico.
Purtroppo era soltanto un sogno, dal quale ogni giorno Sem si risvegliava.
Sem, infatti, continuò a vivere in un mondo di vermi sognandone un altro, colorato da milioni di farfalle.
La vecchia veniva avanti lungo la via Toledo, sopra una mula tirata dal boia.
Non c’era pentimento nel viso, non c’era rimorso e nemmeno timore: solo rabbia, dispetto, furore.
L’onda di popolo si apriva, al suo passaggio. Non era rispetto, però, e nemmeno pietà.
Era timore: sostenendo a lungo il suo sguardo, temevano di succhiarne l’alito avvelenato.
Dietro a lei, Maria Pitarra, compagna nei delitti, condannata ad assistere e a baciare la forca prima di tornarsene in prigione.
In quella bella mattinata di sole del 30 luglio 1789, sopra una forca alzata a Piazza Vigliena, rese l’anima Giovanna Bonanno, la fattucchiera del Capo nota come “la vecchia dell’aceto”.
Furono i polipetti murati a fargli scoprire il paradiso.
Per colpa loro Carlo stentava, quella sera, a prendere sonno. Così udì le “voci”. Venivano da basso, proprio dalla libreria.
Raccolse il coraggio necessario per scendere le scale. Vide allora l’incredibile! Migliaia di libri aperti, ognuno a raccontare agli altri la sua storia.
Suoni che parlavano di eroi, vigliacchi, santi e puttane: tutte anime di Dio.
Era vero, dunque, che i libri entrano nei cuori che hanno voglia di guardare!
L’incanto si ripeté ogni notte, facendogli vivere cento altre vite.
In una lontana foresta della Norvegia c’era, una volta, un albero grande e speciale.
Era il più alto di tutti, ma non era felice. Stufo di starsene abbarbicato a quella terra fredda, sognava di viaggiare e di conoscere il mondo: cambiare vita, insomma.
Uomini armati di strani aggeggi vennero, un giorno, nel bosco e scelsero proprio lui, il più grande.
Lo tagliarono in mille pezzi e ne fecero poltiglia, ricavandone migliaia di fogli bianchi.
Quei fogli divennero libri e girarono il mondo, incantando la gente e realizzando così il sogno dell’albero.
E’ con grande piacere che cominciamo la pubblicazione di una serie di “racconti-bonsai” - come lui stesso li ha definiti - scritti da un nostro lettore: Giovanni Barrile. Dopo gli studi di Giurisprudenza e un master di direzione aziendale, Giovanni ha lavorato al Banco di Sicilia, occupandosi di formazione, informatica e organizzazione. Ha collaborato con periodici ed emittenti televisive. Ha pubblicato: “Il profumo dei sogni” (2002), “Il mistero dell’uomo di Corso Pisani” (2003) e “La forma dell’amore” (2009).