E’ successo di nuovo. La terra non ha tremato a causa di un terremoto questa volta, ma l’aria ha vibrato per le esplosioni seguite al deragliamento di un vagone merci che trasportava gpl nei pressi della stazione di Viareggio.
Cinque i palazzi circostanti coinvolti nell’incidente, due dei quali crollati del tutto. Diciotto (finora) le vittime accertate, ma ci sono ancora ventitre feriti (di cui alcuni molto gravi) negli ospedali e un numero imprecisato di dispersi.
E, fino a qui, la cronaca scarna dei fatti che, tanto per cambiare, include anche un Siciliano, emigrato a Viareggio tanti anni fa per lavorare. Il resto - le cause, le responsabilità, i colpevoli ancora ignoti - si troverà (?) dopo le indagini della magistratura.
Le opere dell’artista, alla sua sesta mostra fotografica personale (dopo le importanti performance delle “Giubbe Rosse” di Firenze, del “Teatro Anatomico” di Pistoia e dei prestigiosi spazi del “Complesso monumentale Guglielmo II” di Monreale) sono il frutto di una maturità professionale che, dopo un lungo periodo di ortodossia fotografica, è evoluta verso la sperimentazione e la tecnica.

La cura del dettaglio, la purezza delle forme e la ricerca del segreto che il soggetto conserva celato, pronto a stimolare l’occhio di un attento operatore, stanno alla base di questo periodo professionale di Pietro Polizzi, che non fa mistero d’ispirarsi al principio noto in letteratura medica con il termine di “pareidolia”.