Trapani - secondo i registri d’anagrafe municipale - ha, alla fine del 1892, una popolazione di 44.257 abitanti e sorge sopra una penisola di solido calcare a forma di falce [la legenda lo indica come luogo dove fu seppellita la falce di Saturno] e Drepano era l’antico nome della città. Circondata da fortificazioni, di fronte l’istmo verso oriente era presente una cittadella, chiamata Castello, costruita anticamente e restaurata da Federico II, poi distrutta per far posto a palazzi moderni.

Era considerata una delle migliori città per la regolarità e la pulizia delle vie, lastricate in pietra. Notevoli sono i residui di costruzioni medioevali che si vedono negli archi dei portoni e delle finestre; da osservare in particolare un antico edificio chiamato Giudecca dai Giudei che l’abitarono fino alla loro cacciata dalla Sicilia avvenuta nel 1492.
Messina, alla fine del 1891, ha una popolazione di 142.000 abitanti ed è descritta dallo storico Gustavo Strafforello nella sua opera “Geografia dell’Italia” con queste espressioni: “L’ultima catena dei monti Peloritani, incoronata di castelli semidiruti e dei forti di Castellaccio e Gonzaga, signoreggia Messina adagiata in riva al mare: un formicaio biancheggiante di case assai simile, guardandola dal mare, a un mucchio di calcinacci”. Poi precisa: “Laggiù alla marina lo sguardo si arresta ammirato sui palazzi che, in lunga, uguale e magnifica fila, incorniciano il porto – una cornice qual non potrebbe idearla migliore il più valente architetto. Dopo l’orrendo tremuoto del 1783, quando la città risorgeva dalle rovine, il Governo borbonico ordinò la ricostruzione di questa Palazzata, come la chiamano, la quale fu detta allora l’ottava meraviglia del mondo e meriterà ancora una volta questo nome quando sarà ultimata e niun vuoto interromperà più la magnifica continuità di codesta…
La città di Catania ha, alla fine del 1890, una popolazione di 109.687 abitanti e sorge nella riviera del golfo sul mare Jonio che va da Capo Molini al Capo Santa Croce ed “è di forma irregolare rassomigliante ad un dipresso a un’accetta di cui la lunga strada Etnea che prolungasi a nord rappresenta il manico e la massa della città, ad ovest, la lama”. E’ così descritta dallo storico Gustavo Strafforello nella sua opera “Geografia dell’Italia”.

L’antica città copriva la parte più alta dell’attuale e il pendio che scende verso la marina a forma circolare con a centro il teatro greco. Dopo l’eruzione dell’Etna del 1669 e il terremoto del 1693 la tendenza fu di dimorare in pianura e le nuove facciate delle case furono costruite in uno stile di grande effetto architettonico. La pianta della città è diventata, nella ricostruzione, alquanto regolare ad angoli retti, con grande ampiezza…
Alla fine del 1890 la città di Palermo ha una popolazione di 267.416 abitanti e “siede” in un golfo incantevole circondata da un’alta, ininterrotta catena di monti lunga 75 chilometri (la Conca d’oro con i suoi fioriti giardini, aranceti e limoneti) che inizia a est, dal monte Catalfano presso Capo Zafferano, e finisce a nord-ovest con il monte Pellegrino [già monte Heirkta], a soli 15 Km in linea retta.

La città forma un rettangolo con il lato minore rivolto al mare ed è divisa da due grandi vie (via Vittorio Emanuele [già via Toledo e Cassero] e via Maqueda [dal nome del vicerè che cominciò a costruirla nel 1600]) che s’intersecano in piazza Vigliena (quattro cantoni) in quattro rettangoli più piccoli. Palermo, circondata da bastioni, era collegata con la campagna attraverso antichi ingressi: le porte Felice, dei Greci, Nuova, Reale, di Termini (o Garibaldi), S. Antonino (o di Vicari), Sant’Agata,…