Dopo i vostri post sulla “clandestinità”, ho deciso di scrivere la mia esperienza. Mi ritengo un uomo sempre pronto ad aiutare gli altri (nel limiti delle mie possibilità), buono, un po’ testone, che non sogna più a occhi aperti…anche se ho capito che in questo mondo fatto di cattiverie ed egoismo c’è sempre qualcuno che può aprofittarsene lo stesso.

La mia storia di emigrante ebbe inizio nel 1977: avevo 22 anni, mi ero sposato a 18 (dopo una fuitina) con una persona meravigliosa. I primi anni di matrimonio vivemmo in una casetta piccolina. Io lavoravo, ma guadagnavo poco: non potevo mantenere più mia moglie, per di più incinta.
Quando ho cominciato a viaggiare - per piacere e non per necessità - mi sono, pian piano, immersa in altre culture, altre tradizioni, altri modi di vivere, altre abitudini. Non avendo i mezzi (e non ritenendoli indispensabili) per soggiornare in alberghi a cinque stelle, mi sono adattata a ogni tipo di sistemazione.

Qualche volta mi è capitato anche di trovarmi in difficoltà e, ogni volta, ho ricevuto aiuto dai “clandestini” che vivono negli altri Paesi del mondo. Nel momento del bisogno, nessuno di loro mi ha chiesto di mostrargli il mio passaporto o ha preteso di sapere subito chi fossi, da dove venissi e se fossi in regola con il permesso di soggiorno.
Io mi lamento praticamente ogni giorno della mia vita, ma ho avuto una grande fortuna…anzi, più di una. Sono nata da una coppia di italiani (Siciliani sì, ma pur sempre Italiani), che gode (ancora) di tutti i diritti della sua nazionalità.

La mia terra non è ricca, non nel senso comune del termine almeno, ma i miei genitori sono sempre riusciti a vivere onestamente dei loro stipendi e a mantenere tre figli, senza chiedere niente a nessuno.
Ci avevano detto che, crescendo, avremmo messo da parte tutte le nostre idee rivoluzionarie, tipiche dell’età adolescenziale. Ci avevano avvertito che, per cambiare il mondo, occorre la volontà di tutti, non solo quella del singolo. Ci avevano assicurato che, una volta adulti, il nostro primo pensiero sarebbe stato quello di trovare il modo per sbarcare il lunario e nient’altro.

Ci avevano detto questo e tanto altro ancora. Ed era tutto vero. Non ci avevano detto, però, che avremmo pagato in prima persona per gli errori dei nostri padri e delle nostre madri dei cui frutti noi stessi, durante l’infanzia e l’adolescenza, abbiamo beneficiato.
A Lampedusa sono ancora in corso tumulti contro il governo e la gestione del centro di prima accoglienza: è, infatti, ritenuta inaccettabile la costruzione di un ulteriore centro di riconoscimento ed espulsione sull’isola. Al momento, al cpa stazionano circa 2000 clandestini, mentre il centro ha una capienza di 700 persone. Le rimanenti sono già state spostate nella base aeronautica Loran.

Un aereo militare carico di materassi è atterrato in settimana all’aeroporto di Lampedusa e Linosa, al fine di rifornire la base Loran e il nuovo hangar per gli elicotteri. Un corteo di manifestanti ha già tentato di impedire le operazioni di trasferimento di materassi e immigrati.