Uno strepitoso Marco Travaglio, durante la scorsa puntata di Annozero, ha elencato tutti i “complotti” contro Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi e vittima sacrificale di magistrati politicizzati che lo perseguitano da anni accusandolo di essere legato a Cosa Nostra.
Nel caso in cui l’aveste perso, vi auguriamo…Buona Visione!
“Libera e le associazioni che la costituiscono vogliono ancora credere in quello Stato che non rinuncia ad aggredire le mafie nel modo che si è dimostrato più efficace, colpendone i patrimoni illegalmente costruiti e destinandoli a fini sociali”.

Queste le parole di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che ha annunciato il lancio di “Niente regali alle mafie”, un’asta simbolica a Palermo, alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità di piazza Politeama, oggi, alle 17, (e in contemporanea in tutte le regioni d’Italia).
Calogero Rizzuto, 49 anni, boss della famiglia mafiosa di Sambuca di Sicilia, arrestato durante l’operazione Scacco Matto l’8 luglio 2008, ora collaboratore di giustizia, continua a svelare i segreti delle estorsioni di Cosa Nostra gravanti sulle imprese della provincia di Agrigento. Chiarisce, poi, particolari relativi al rito della cosiddetta “punciuta” e, ancora, mandanti, autori e moventi di alcuni omicidi.

Alla rete del pizzo in provincia di Agrigento non è sfuggito nessuno. Hanno pagato tutti, anche sir Rocco Forte, gli imprenditori della Sigenco, la Fauci Laterizi e la ditta che sta realizzando l’acquedotto Favara di Burgio”.
Non voglio essere monotematica, nè facilmente etichettabile come “una di sinistra”. Perchè non lo sono. Sono solo una privata cittadina che lavora per mantenersi. Sono stata una “pubblica” cittadina quando ho fatto dell’associazionismo antimafia la mia missione, ma questa è un’altra storia.

Adesso il problema è che l’Italia, alla presidenza di turno del G8, si è presentata con la lettera che vedete qui sopra come biglietto da visita, prima di parlare di finanza etica. Si tratta della missiva che i Corleonesi hanno scritto a Silvio Berlusconi e che i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia hanno trovato negli archivi della Procura di Palermo.
La società siciliana sta vivendo un momento felice nel contrasto a Cosa Nostra, “non avverto un calo di tensione”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, durante il primo forum della legalità che si è svolto nella redazione dell’agenzia di stampa siciliana, Italpress, in concomitanza con la nascita del notiziario della legalità della stessa agenzia.

Ciò, ha aggiunto Lo Bello, “mi sembra già di per sè un risultato estremamente rilevante per la stagione che stiamo vivendo”, che “a differenza di quanto avvenuto nel passato, non trae forza da una componente emotiva causata da fatti che hanno sconvolto la vita politica e sociale siciliana, ma dalla consapevolezza che c’è un forte conflitto di interessi fra le imprese che devono competere sul mercato e Cosa Nostra”.
Una collega ha giustamente criticato il mio pezzo di ieri su Sicilia On Line , dicendomi che scrivevo la cronaca della presentazione del film “La Siciliana Ribelle” come se tutti conoscessero la storia di Rita Atria…e non tutti la conoscono, ancora.

Eccola, dunque. Nata a Partanna – in provincia di Trapani – nel 1974, Rita era figlia di don Vito, un mafioso che aspirava a raggiungere i vertici dell’organizzazione. E quando lo uccisero, nel 1985, Rita divenne la sorella di Nicola, un orfano desideroso di vendetta. Fu solo nel 1991, quando uccisero anche Nicola, che Rita divenne semplicemente Rita e, insieme a Piera Aiello, la giovane vedova di Nicola, e a Vita Maria, la nipotina, entrò nel programma di protezione dei testimoni di giustizia.