Semplicemente un sogno? Forse. Oppure è finzione il mondo di cartapesta in cui spesso triboliamo? Chissà.
Questo pensava Andrea, percorrendo l’immenso salone di quello sconfinato edificio.
Cercandone il principio e la fine gli occhi si perdevano: alle pareti tanti libri, diversi nei colori e nelle forme, dentro quei volumi le storie di tutti, vivi, morti e nascituri.
“Dio è allora un grande scrittore e con infinita fantasia inventa le mille nostre vite, destinandoci la sorte che al momento più gli aggrada?”
Questo pensava Andrea, cercando intanto con frenesia il romanzo della sua vita.
La balena scivolava veloce, lasciando sull’acqua due bianchi solchi di schiuma.
A un muto segnale inarcò al cielo la coda, affondando nel blu come coltello nel burro.
Pochi secondi dentro l’abisso e quindi riemerse imperiosa, con uno sbuffo alto e prepotente.
Dietro a lei remavano con foga i cacciatori. Ritto a prua il capo brandiva la fiocina, pronto a colpire. Finché…
Non so voi, a me piace pensare che a quel punto il gigante, fiutando l’aria, si sia salvato, inabissandosi e riaffiorando parecchio distante, finalmente salvo.
Che volete: è uno dei piaceri degli scrittori inventarsi storie e finali.
Nessuno dei due mollava la presa. Era l’ultima copia, diamine! Decidemmo salomonicamente di pagare metà per uno. A patto di leggerlo insieme, però!
Seduti davanti a un buon caffè, divorammo le ottantuno pagine di quel racconto.
Scoprii che mi piaceva tutto di lei: gli occhi, la voce, le fantasie, l’entusiasmo le speranze. Era amore, finalmente! Quell’amore dal quale tu sei nata, amore mio.
Grazie all’ultima copia di un romanzo, pensa!
Ah, già, adesso vorrai sapere il titolo. Accontentata: era “Il profumo dei sogni” di Giovanni Barrile.
Te lo raccomando: soldi spesi bene!
Guardandoli di nascosto, ciascuno con un libro in mano, mi sono sempre chiesto cosa spinge la gente a entrare in libreria.
Un libro non si mangia. Quelle pagine non ci vestono.
Potremmo allora sentenziare che si tratta di un bene superfluo, sicuramente non necessario?
Niente di più sbagliato. Ogni libro ci offre una parte irripetibile di noi: nascosta, ignota fino a quel momento, preziosa come l’acqua e l’aria.
Come lo scalpello dello scultore estrae dal marmo forme sempre nuove, un libro ci rende sempre e comunque diversi, mostrandoci le mille anime della nostra infinita umanità.
Da un pezzo Totò seguiva quella borsa.
Ignara di tutto, appoggiandosi al bastone, la vecchietta passeggiava serena.
Alcuni minuti e Totò avrebbe completato il lavoro.
Malauguratamente, però, la preda cambiò strada all’improvviso, persuadendosi a entrare in libreria.
“Pazienza, farò il colpo dentro” – pensò Totò, per nulla infastidito dal contrattempo.
La seguì nelle stanze, aspettando il momento propizio per scipparla.
Fino a che, girandosi con un dolce sorriso, quella gli offrì un libro.
Poi pagò il conto e sparì.
Tornato a casa, Totò lesse il libro. E la sua vita cambiò.
La ragazza lo scelse fra centinaia e lui si abbandonò, aprendosi ai suoi occhi.
Quelle dita gentili e profumate lo fecero vibrare di passione e desiderio.
Era la prima volta che gli capitava!
Le offrì parole dolci mai sussurrate, pensieri nascosti e intriganti, ricche e impegnative promesse: tutto quello che aveva dentro, insomma. E tuttavia…
“È vero, dunque, che la volubilità è donna!” mormorò sconsolato, mentre distrattamente quella lo chiudeva, interessata dal colore e dal titolo di un altro libro.
Sullo scaffale, senza neppure l’elemosina di uno sguardo, ritornò alla sua vita fatta di lunghissime attese.