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Piergiorgio Morosini: vi descrivo “Il Gotha di Cosa Nostra”

Attraversare piazza della Memoria in una calda mattina d’estate per raggiungere il nuovo tribunale di Palermo, ha il sapore del vecchio: del già fatto, del già vissuto. I passi che s’incollano sul pavimento della strada, mentre l’afa fa tremolare davanti agli occhi i nomi di tutti i magistrati uccisi dalla mafia e incisi sulla pietra, sembrano riportarti indietro nel tempo. A quegli anni delle stragi che, in realtà, non sono mai finite: sono solo state sommerse.

Piergiorgio Morosini, giudice dell’udienza preliminare, ci aspetta nel suo ufficio, con la porta chiusa e il condizionatore acceso. L’unica differenza col passato. Il resto è tutto uguale. Accanto alla sua scrivania sepolta sotto una montagna di carte, c’è la borsa e, dentro, una copia del suo libro: “Il Gotha di Cosa Nostra”.

Cose di Cosa Nostra

Così diceva Giovanni Falcone alla giornalista francese Marcelle Padovani non molto tempo prima di essere ucciso, cona la moglie e gli agenti della scorta, su quel tratto di autostrada che dall’aeroporto conduce a Palermo, all’altezza dello svincolo per Capaci, il 23 maggio 1992.
Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione.

Non pretendo di avventurarmi in analisi politiche, ma non mi si vorrà far credere che alcuni gruppi politici non siano alleati a Cosa Nostra - per un’evidente convergenza di interessi - nel tentativo di condizionare la nostra democrazia, ancora immatura, eliminando personaggi scomodi per entrambi.

Piero Grasso: “Per non morire di mafia” è un testo biografico

Dedicato a chi, 27 anni fa come oggi, è morto di mafia, a Palermo: Rosario Di Salvo e Pio La Torre.
Nelle vesti di scrittore lo avevamo lasciato due anni fa con l’uscita di “Pizzini, veleni e cicoria. La mafia prima e dopo Provenzano”, scritto a quattro mani con il giornalista siciliano de “La Stampa”, Francesco La Licata. Lo ritroviamo oggi (martedì per chi legge, n.d.r.) con la distribuzione in tutte le librerie d’Italia del suo ultimo lavoro, “Per non morire di mafia”, scritto con Alberto La Volpe, l’ultimo giornalista ad avere contatti con il giudice Falcone.

Procuratore Grasso, dopo l’analisi di Cosa Nostra fatta in seguito all’arresto di Bernardo Provenzano, che genere di testo è quello che ci troviamo di fronte oggi?
Beh, si tratta di un testo senz’altro molto più biografico, specialmente all’inizio. Racconto della mia esperienza di giovane prima e di magistrato poi. Parlo del mio primo…