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Storie della Sicilia di ieri - I centri più grossi: Messina

Messina, alla fine del 1891, ha una popolazione di 142.000 abitanti ed è descritta dallo storico Gustavo Strafforello nella sua opera “Geografia dell’Italia” con queste espressioni: “L’ultima catena dei monti Peloritani, incoronata di castelli semidiruti e dei forti di Castellaccio e Gonzaga, signoreggia Messina adagiata in riva al mare: un formicaio biancheggiante di case assai simile, guardandola dal mare, a un mucchio di calcinacci”. Poi precisa: “Laggiù alla marina lo sguardo si arresta ammirato sui palazzi che, in lunga, uguale e magnifica fila, incorniciano il porto – una cornice qual non potrebbe idearla migliore il più valente architetto. Dopo l’orrendo tremuoto del 1783, quando la città risorgeva dalle rovine, il Governo borbonico ordinò la ricostruzione di questa Palazzata, come la chiamano, la quale fu detta allora l’ottava meraviglia del mondo e meriterà ancora una volta questo nome quando sarà ultimata e niun vuoto interromperà più la magnifica continuità di codesta…

Storie della Sicilia di ieri - I centri più grossi: Catania

La città di Catania ha, alla fine del 1890, una popolazione di 109.687 abitanti e sorge nella riviera del golfo sul mare Jonio che va da Capo Molini al Capo Santa Croce ed “è di forma irregolare rassomigliante ad un dipresso a un’accetta di cui la lunga strada Etnea che prolungasi a nord rappresenta il manico e la massa della città, ad ovest, la lama”. E’ così descritta dallo storico Gustavo Strafforello nella sua opera “Geografia dell’Italia”.

L’antica città copriva la parte più alta dell’attuale e il pendio che scende verso la marina a forma circolare con a centro il teatro greco. Dopo l’eruzione dell’Etna del 1669 e il terremoto del 1693 la tendenza fu di dimorare in pianura e le nuove facciate delle case furono costruite in uno stile di grande effetto architettonico. La pianta della città è diventata, nella ricostruzione, alquanto regolare ad angoli retti, con grande ampiezza…

Storie della Sicilia di ieri - I centri più grossi: Palermo

Alla fine del 1890 la città di Palermo ha una popolazione di 267.416 abitanti e “siede” in un golfo incantevole circondata da un’alta, ininterrotta catena di monti lunga 75 chilometri (la Conca d’oro con i suoi fioriti giardini, aranceti e limoneti) che inizia a est, dal monte Catalfano presso Capo Zafferano, e finisce a nord-ovest con il monte Pellegrino [già monte Heirkta], a soli 15 Km in linea retta.

La città forma un rettangolo con il lato minore rivolto al mare ed è divisa da due grandi vie (via Vittorio Emanuele [già via Toledo e Cassero] e via Maqueda [dal nome del vicerè che cominciò a costruirla nel 1600]) che s’intersecano in piazza Vigliena (quattro cantoni) in quattro rettangoli più piccoli. Palermo, circondata da bastioni, era collegata con la campagna attraverso antichi ingressi: le porte Felice, dei Greci, Nuova, Reale, di Termini (o Garibaldi), S. Antonino (o di Vicari), Sant’Agata,…

La Sicilia di ieri, ma verso i tempi moderni

La nuova guerra insorta alla morte di Augusto II re di Polonia cambiò ancora una volta le sorti della Sicilia e Carlo V di Borbone (VII di Napoli, III di Spagna), figlio del Re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, fu incoronato nel 1735 Re delle Due Sicilie, regno che lasciò nel 1759 al figlio Ferdinando IV (già III di Sicilia) allorché salì al trono di Spagna.

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Ferdinando IV regnò a Napoli ma spesso, durante varie turbolenze del regno, riparò con tutta la sua corte in Sicilia. Quando Napoleone Bonaparte nel 1806 inviò il fratello Giuseppe a occupare il trono di Napoli, il re Ferdinando si rifugiò di nuovo in Sicilia sotto il protettorato inglese e nel 1810, per accattivarsi la popolazione, riunì il Parlamento per modificare i privilegi feudali, migliorare gli ordini giudiziari, dare maggiore sicurezza sulle strade infestate di briganti e consentì pure nel 1812 –…

La Sicilia di ieri: Svevi, Aragonesi e Spagnoli

Guglielmo II lasciò erede Costanza sposata ad Arrigo VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa. Ma un figlio naturale di Ruggero, Tancredi duca di Puglia, che si era reso illustre in una spedizione bellica, fu proclamato re in contesa con Arrigo (Enrico) che pretendeva la corona quale marito di Costanza.

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Alla morte di Tancredi (1194) la corona passò al figlioletto Guglielmo III in tenera età e sotto tutela della madre Sibilla, ma Enrico VI, già re di Germania, venne in Sicilia, fece accecare il giovane re che mise in prigione in Alsazia unitamente alla madre e altri familiari.

La Sicilia di ieri: dai Saraceni (o Arabi) ai Normanni

Diocleziano fu l’ultimo imperatore con giurisdizione sull’Impero Romano d’Occidente e sull’Impero Romano d’Oriente, divisione che lui stesso volle. Legati alla caduta dell’Impero Occidentale furono tre grandi cicli migratori: le invasioni barbariche (IV-VI sec), l’invasione araba (VII-IX sec), l’invasione magiara, poi congiunta con la vichinga e divenuta infine normanna (X-XI sec). Il passaggio da un dominio all’altro avvenne apparentemente per motivi di natura militare e politica, sostanzialmente per fenomeni religiosi e demografici.

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Nell’anno 476 d.C. con la deposizione del sedicenne Romolo Augustolo, barbaro figlio di generale barbaro, finì l’Impero Romano d’Occidente e continuò per altri mille anni solo quello d’Oriente fino alla conquista turca, nel 1453, di Costantinopoli. Deposto Romolo Augustolo, Odoacre non si proclamò imperatore ma solo re dei Goti e inviò le insegne imperiali a Costantinopoli nella speranza di ottenere la nomina a patrizio dell’impero.