…questo minuscolo paese dell’Europa Centrale, la cui nazionale ha battuto la nostra, eliminandola dai campionati mondiali di calcio. No, non vi preoccupate, non ho alcuna intenzione di propinarvi l’ennesima analisi della partita. Anche perchè io non l’ho vista.

Ho cercato di immaginarla - questo sì - leggendo le cronache sui giornali. E, per farlo, ho usato la metafora (?!?!) del paese Italia applicata all’Italia squadra di calcio. Vediamo un po’ se ho capito bene.
Non avrei mai pensato di trovarmi a “difendere” un mafioso, ma non avevo ancora fatto i conti con il mio paese. Quando, martedì sera, ho sentito la notizia della decisione del Viminale di non applicare il programma di protezione dei testimoni a Gaspare Spatuzza, mi è gelato il sangue nelle vene.

Innanzitutto perchè la notizia è stata data velocemente, tra le brevi di fine notiziario, come se non si trattasse di niente d’importante. E poi perchè l’ho percepita per quella che realmente è: la condanna a morte, decretata dallo Stato Italiano, di un suo cittadino.
Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (d.d.l.733) con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (Udc) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”.

La prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo numero 60. Questo senatore non fa neanche parte della maggioranza al Governo, il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.
Ci siamo. Stasera, alle 20:30, l’Italia scenderà in campo per giocare la sua prima partita dei campionati mondiali di calcio 2010 contro il Paraguay. Troppo facile dire che io tiferò per il Paraguay. Anche perchè poi, in fondo, non sarà nemmeno così. Perchè io tiferò per l’Italia, ma non per quella calcistica.

Tiferò per un’Italia che si ritrova unita (e neanche tutta) solo davanti a un pallone e all’improbabile prospettiva di alzare una coppa al cielo. L’Italia che se ne frega di quello che le stanno facendo perchè - per parafrasare un noto spot pubblicitario - le possono togliere tutto, tranne la sua unica e sola fede: il calcio.
Ero a Marsala in occasione della festa dell’Unità e ho assistito alla farsa! Ovunque…ovunque…il tricolore…che festa! Ai giovani di domani, come a quelli di ieri, viene negata la verità e, con la verità, il rispetto di se stessi, la loro dignità di Siciliani e il loro futuro! Vergogna!
A una maestra ho chiesto: “Nessuno spiega a questi bambini che in questo momento stanno osannando il nostro massacratore?”. La risposta è stata: “Signora, ma cosa vuole che le risponda?”.
Quando un movimento di macchine blu e scorte varie porta via i parlamentari, andiamo dove c’è il palco allestito ai piedi del palazzo. Da quel palazzo troneggiano le gigantografie dei personaggi che, a ragione, sono considerati i padri della patria. Da lì ci sovrastano, 150 anni fa come adesso.
Una via dedicata ai bersaglieri, a Genova, città che reagì al progetto con la nascita di un movimento popolare spontaneo, ricordando come le truppe sabaude del Lamarmora, e in special modo i bersaglieri, per reprimere la rivolta antisavoia del 1849, cannoneggiassero prima e saccheggiassero poi, perché “non merita riguardo una città di ribelli”.

Vittorio Emanuele ringraziò il generale con una lettera, in francese, in cui definisce i genovesi insorti “una vile e infetta razza di canaglie”.