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La Lav contro Tusa e Pettineo

La Lav ha inviato due richieste di ritiro immediato delle disposizioni dei Sindaci dei Comuni di Tusa e Pettineo (Messina), che con diverse ordinanze hanno deciso di fare strage di una colonia di suini insediatasi sui loro territori.

Incalzati da segnalazioni di alcuni allevatori che denunciano un generico “pericolo per l’incolumità pubblica”, da stime prive di ogni presupposto scientifico che dichiarano la presenza di “un migliaio di capi”, hanno dato mandato ai cacciatori della Valle dell’Halaesa di scaricare i loro fucili su un gruppo di animali che fino ad oggi non aveva creato alcun problema, e anzi si era autonomamente e perfettamente integrato con l’ambiente circostante.

Scicli, conclusa la storia dei randagi che aggredirono delle persone

Quindici dei randagi catturati in contrada Pisciotto, a Scicli, in seguito alle aggressioni del marzo 2009, hanno finalmente lasciato Ragusa e sono stati trasferiti in Piemonte, dove sono stati accolti da un struttura dell’Enpa Piemonte specializzata nella riabilitazione e risocializzazione di cani in difficoltà.

Da tempo l’obiettivo dei volontari LAV della provincia di Ragusa, che, con il supporto della LAV nazionale, li hanno seguiti a partire dal loro ricovero in canile, era quello offrire loro la possibilità di una vita dignitosa in una struttura confortevole che li potesse accogliere e preparare all’inserimento in famiglia. Un traguardo, questo, auspicato anche dai volontari Enpa di Ragusa.

Mula maltrattata a Palermo: tribunale condanna il responsabile

Condannato a due mesi di reclusione per aver maltrattato la sua mula: è questa la pena che il Tribunale di Palermo, II Sezione penale, ha inflitto al proprietario dell’animale usato per trasportare la frutta nel centro di Palermo, finché un giorno - secondo il racconto di alcuni testimoni poi rivoltisi alla Lav – la mula in strada svenne per l’inedia e fu addirittura percossa selvaggiamente per farla rialzare.

Purtroppo, non fu subito disposto il sequestro della mula e quando la Polizia Giudiziaria, su richiesta della Lav, andò dal proprietario per il sequestro, lo stesso dichiarò di averla ceduta (donata) a terzi, mai individuati.

Dalla Lav su Campobello di Mazara

Una corsa clandestina di cavalli è stata interrotta dai Carabinieri a Campobello di Mazara, sulla strada comunale “Campana”, nei pressi dell’omonima discarica di rifiuti, lungo un tratto rettilineo asfaltato di circa due chilometri.

Trentatre persone, tra proprietari degli animali e spettatori, sono state denunciate, tra questi anche dieci pregiudicati: i proprietari dei cavalli sono stati denunciati per maltrattamento di animali mentre gli spettatori per concorso nello stesso reato. A tutti sarà inoltre contestata anche la contravvenzione al Codice della strada, che prevede l’applicazione di una sanziona amministrativa da 78 a 311 euro, in caso di partecipazione, a qualsiasi titolo, a corse di animali non autorizzate sulla pubblica via.

Il mercato degli uccelli di Ballarò

“Il mercato clandestino degli uccelli di Ballarò (Palermo) è un fenomeno criminale che mette in pericolo la fauna selvatica e dietro al quale si intravedono inquietanti scenari delinquenziali. E’ intollerabile che non si faccia nulla per debellarlo definitivamente”.

Questo il commento di Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della Lav, in merito al noto mercato clandestino di Palermo che proprio in questi giorni è stato oggetto di servizi giornalistici sia da parte di Striscia la Notizia (Canale 5) che del TG1 Rai, a ulteriore conferma della gravità del fenomeno.

La Lav sulle infiltrazioni mafiose all’Ippodromo di Palermo

«La notizia dell’indagine che ha fatto emergere la penetrazione della mafia nell’ippodromo di Palermo, conferma l’interesse, che denunciamo da anni, delle organizzazioni criminali per il mondo dell’ippica. Interesse criminale che mette in pericolo la legalità nel settore delle corse dei cavalli e delle relative scommesse», dichiara Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV.

I Carabinieri di Palermo e gli uomini della Dia hanno fermato 4 presunti boss mafiosi a capo dei clan di Resuttana, accusati di associazione mafiosa ed estorsione. L’indagine avrebbe svelato i nuovi vertici e l’assetto dei “mandamenti” nel capoluogo. Dall’indagine della Dda è emerso che la mafia imponeva il pagamento del “pizzo” anche all’ippodromo di Palermo e organizzava combine nelle corse.