Buongiorno redazione di BSicilia.
Scrivo da Trapani, mi chiamo Nino e sono un lavoratore con contratto a tempo indeterminato presso il Call Center Multimedia Planet, che fa capo (o, almeno, faceva capo) a Phonemedia. Il gruppo Phonemedia è leader in Italia nell’erogazione di servizi di telemarketing e business process outsourcing.

E’ stato fondato nel 2002, nel 2004 è entrato attivamente nel mercato latino americano attraverso l’acquisizione di strutture e personale operativo in Argentina. Dopo un veloce crescita ed espansione, nel 2005 è stato riconosciuto come leader italiano nel settore dei contact center, in particolar modo nel settore outbound. Nel 2006, l’acquisizione della Wccr s.r.l. determina un ampliamento delle proprie strutture e risorse, permettendo al gruppo di poter consolidare la propria leadership su tutto il territorio italiano.
Dopo i vostri post sulla “clandestinità”, ho deciso di scrivere la mia esperienza. Mi ritengo un uomo sempre pronto ad aiutare gli altri (nel limiti delle mie possibilità), buono, un po’ testone, che non sogna più a occhi aperti…anche se ho capito che in questo mondo fatto di cattiverie ed egoismo c’è sempre qualcuno che può aprofittarsene lo stesso.

La mia storia di emigrante ebbe inizio nel 1977: avevo 22 anni, mi ero sposato a 18 (dopo una fuitina) con una persona meravigliosa. I primi anni di matrimonio vivemmo in una casetta piccolina. Io lavoravo, ma guadagnavo poco: non potevo mantenere più mia moglie, per di più incinta.
E’ successo di nuovo. La terra non ha tremato a causa di un terremoto questa volta, ma l’aria ha vibrato per le esplosioni seguite al deragliamento di un vagone merci che trasportava gpl nei pressi della stazione di Viareggio.
Cinque i palazzi circostanti coinvolti nell’incidente, due dei quali crollati del tutto. Diciotto (finora) le vittime accertate, ma ci sono ancora ventitre feriti (di cui alcuni molto gravi) negli ospedali e un numero imprecisato di dispersi.
E, fino a qui, la cronaca scarna dei fatti che, tanto per cambiare, include anche un Siciliano, emigrato a Viareggio tanti anni fa per lavorare. Il resto - le cause, le responsabilità, i colpevoli ancora ignoti - si troverà (?) dopo le indagini della magistratura.
Vorrei proporre un sondaggio che riguarda i ragazzi che non proseguono gli studi dopo la scuola superiore. Se molti, infatti, non amano studiare e non vedono l’ora di ottenere il fatidico “pezzo di carta”, altri sono costretti a rinunciare ai propri sogni, perché la loro famiglia non può mantenerli e loro non riescono a conciliare studio e lavoro.

Io sono una ragazza di 21 anni, quasi priva di ogni speranza, grazie alla mia terra sulla quale non posso contare. Vorrei poter frequentare l’università, ma non mi è possibile: costa troppo e i miei genitori non possono permettersi di pagarla.

Di chi l’ha inventato (lo studente di Harvard, Mark Zuckerberg, nel 2004), di quanti sono i suoi iscritti nel mondo (132.105.000 già la scorsa estate), di quale incremento vertiginoso abbia avuto il suo utilizzo in Italia prima e in Sicilia poi, si è detto di tutto e di più.
Quello su cui ci vogliamo soffermare adesso è l’aspetto più intimo e personale, per quanto sia possibile affrontarlo quando si parla del social network più diffuso al mondo, cioè Facebook.