I disegni di Franco Donarelli
Domenica, in via Alfieri, a Palermo, si è svolta la 19esima commemorazione dell’omicidio di Libero Grassi, l’imprenditore ucciso dalla mafia il 29 agosto del 1991 per avere detto “No!” al racket delle estorsioni. Negli stessi giorni, la redazione di BSicilia ha ricevuto questa e-mail:
“Ho bisogno di aiuto. Sono un artigiano ceramista vittima di usura, disperato, sull’orlo del suicidio. Devo curare mio figlio disabile di 8 anni e sto cercando di vendere un rene nell’indifferenza totale di tutti. Ho perso tutto. Contattatemi, vi prego. Grazie”.
L’autore del messaggio è Bennardo Mario Raimondi, palermitano, 49 anni, e questa è la sua storia.

Non avrei mai pensato di trovarmi a “difendere” un mafioso, ma non avevo ancora fatto i conti con il mio paese. Quando, martedì sera, ho sentito la notizia della decisione del Viminale di non applicare il programma di protezione dei testimoni a Gaspare Spatuzza, mi è gelato il sangue nelle vene.

Innanzitutto perchè la notizia è stata data velocemente, tra le brevi di fine notiziario, come se non si trattasse di niente d’importante. E poi perchè l’ho percepita per quella che realmente è: la condanna a morte, decretata dallo Stato Italiano, di un suo cittadino.