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Il popolo non dovrebbe temere il proprio governo. I governi dovrebbero temere il popolo.

Ieri, come ogni mattina, sono andata al lavoro. Per la prima volta, dopo non so quanto tempo, ero contenta. Felice, a tratti. Davvero. Col sorriso sulle labbra ho percorso tutta la strada per arrivare in ufficio, sono entrata nella stanza che divido con due colleghi e mi sono seduta dietro la mia scrivania.
Ma l’idillio è durato poco. E’ stato, sufficiente, infatti, che facessi la rassegna stampa per cancellare quel sorriso sulla faccia. E’ bastato leggere questi titoli: “Cuffaro, chiesto rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa”, “Berlusconi prepara un’altra mossa: via il concorso esterno in reati di mafia”, “Palermo, la preside non espone il crocifisso e il sindaco è pronto a multarla”, “Cosentino, giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera respinge la richiesta di arresto”.

La lettera dei Corleonesi a Silvio Berlusconi

Non voglio essere monotematica, nè facilmente etichettabile come “una di sinistra”. Perchè non lo sono. Sono solo una privata cittadina che lavora per mantenersi. Sono stata una “pubblica” cittadina quando ho fatto dell’associazionismo antimafia la mia missione, ma questa è un’altra storia.

Adesso il problema è che l’Italia, alla presidenza di turno del G8, si è presentata con la lettera che vedete qui sopra come biglietto da visita, prima di parlare di finanza etica. Si tratta della missiva che i Corleonesi hanno scritto a Silvio Berlusconi e che i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia hanno trovato negli archivi della Procura di Palermo.