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Don Vito

Don Vito, di Francesco La Licata e Massimo Ciancimino, edito da Feltrinelli - Un viaggio senza ritorno nei gironi infernali della storia italiana più recente. Quarant’anni di relazioni segrete e inconfessabili, tra politica e criminalità mafiosa, tra Stato e Cosa nostra.

Perno della narrazione è la vicenda di Vito Ciancimino, “don Vito da Corleone”, uno dei protagonisti della vita pubblica siciliana e nazionale del secondo dopoguerra, personaggio discutibile e discusso, amico personale di Bernardo Provenzano, potentissimo assessore ai Lavori pubblici di Palermo, per una breve stagione sindaco della città, per decenni snodo cruciale di tutte le trame nascoste a cavallo tra mafia, istituzioni, affari e servizi segreti.

Trattativa tra Stato e mafia: intervista a Massimo Ciancimino


Massimo Ciancimino: Provenzano tradì Riina


La lettera dei Corleonesi a Silvio Berlusconi

Non voglio essere monotematica, nè facilmente etichettabile come “una di sinistra”. Perchè non lo sono. Sono solo una privata cittadina che lavora per mantenersi. Sono stata una “pubblica” cittadina quando ho fatto dell’associazionismo antimafia la mia missione, ma questa è un’altra storia.

Adesso il problema è che l’Italia, alla presidenza di turno del G8, si è presentata con la lettera che vedete qui sopra come biglietto da visita, prima di parlare di finanza etica. Si tratta della missiva che i Corleonesi hanno scritto a Silvio Berlusconi e che i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia hanno trovato negli archivi della Procura di Palermo.