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Falcone e Borsellino eroi dei cartoni animati


Appello per le agende rosse APARTITICHE

Sono passati oramai sei mesi da quando un pugno di studenti e cittadini palermitani dell’ormai sciolto “Comitato Cittadino Antimafia 19 Luglio 2009” alzarono per la prima volta al cielo in Italia , alle celebrazioni del 17° anniversario della strage di Capaci, dei cartoncini rossi con la scritta “dov’è finita l’agenda rossa di Paolo Borsellino?” insieme a un semplice striscione con scritto: “via D’Amelio Strage di Stato”.

Quei ragazzi e quelle ragazze a fianco di Salvatore e della sua redazione furono da supporto per l’organizzazione di un 17° anniversario della strage di via D’Amelio che doveva essere diverso, diverso perché doveva rompere con le solite cerimonie ed essere momento di discontinuità che puntualizzasse i lati oscuri e le ombre che ancora oggi gravano su quella strage.
Molte sono infatti le contraddizioni tra cui:
1)il tipo di esplosivo usato ad esempio, un tipo di tritolo denominato Sentex, a uso esclusivo militare, con…

La storia siamo noi - “57 giorni a Palermo”

Nel caso in cui qualcuno stanotte avesse perso la puntata de “La storia siamo noi” sugli agenti della scorta di Paolo Borsellino - Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Fabio Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina - ve ne proponiamo un breve riassunto.

La responsabilità giudiziaria e quella politica

« L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto.

E NO! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso.

Lo studio di Paolo Borsellino

Da uno dei componenti del Comitato Cittadino Antimafia “19 Luglio 2009″, ho ricevuto una e-mail che comincia con questa domanda: “Ricordi dov’eri il 19 Luglio di 17 anni fa?”.
Sì, lo ricordo perfettamente. Avevo 10 anni ed ero fuori città con i miei genitori, com’era già successo, del resto, il 23 maggio di quello stesso anno. Non dimenticherò mai la faccia e la voce di mio fratello maggiore quando, aprendoci la porta di casa, ci disse: “Hanno ammazzato anche Borsellino”.
Era la fine, non capivo esattamente di cosa, ma era la fine. Vidi in televisione le immagini di via D’Amelio sventrata dall’auto carica di tritolo che era stata appena fatta esplodere. Sempre in televisione seguii anche i funerali dei cinque agenti scorta di Borsellino, che con lui avevano trovato quell’atroce morte.

Piero Grasso: “Per non morire di mafia” è un testo biografico

Dedicato a chi, 27 anni fa come oggi, è morto di mafia, a Palermo: Rosario Di Salvo e Pio La Torre.
Nelle vesti di scrittore lo avevamo lasciato due anni fa con l’uscita di “Pizzini, veleni e cicoria. La mafia prima e dopo Provenzano”, scritto a quattro mani con il giornalista siciliano de “La Stampa”, Francesco La Licata. Lo ritroviamo oggi (martedì per chi legge, n.d.r.) con la distribuzione in tutte le librerie d’Italia del suo ultimo lavoro, “Per non morire di mafia”, scritto con Alberto La Volpe, l’ultimo giornalista ad avere contatti con il giudice Falcone.

Procuratore Grasso, dopo l’analisi di Cosa Nostra fatta in seguito all’arresto di Bernardo Provenzano, che genere di testo è quello che ci troviamo di fronte oggi?
Beh, si tratta di un testo senz’altro molto più biografico, specialmente all’inizio. Racconto della mia esperienza di giovane prima e di magistrato poi. Parlo del mio primo…