Sono tornato in Sicilia, a Castellammare del Golfo, ormai da cinque giorni, dopo aver vissuto il tremendo terremoto che ha colpito l’Abruzzo, alle 3:32 del 6 aprile. Era ormai da tre anni e mezzo che stavo a L’Aquila per motivi di studio.

E’ stata un esperienza terribile. Mentre dormivo, ho sentito un enorme boato e il letto che si spostava. Non ho fatto in tempo ad alzarmi, che già se n’era andata via la luce. Dappertutto c’erano oggetti che cadevano.
La settimana di Pasqua si avvicina e il tormentone “Cosa farò la prossima estate?” anche. Sì, insomma, ci si comincia a pensare ma, di solito, senza troppa fretta. La decisione viene rimandata (se tutto va bene) al giorno prima della partenza. In alternativa si andrà in qualsiasi aeroporto, stazione, porto o casello autostradale e si deciderà il da farsi sul momento. E le tanto sospirate ferie diventeranno quell’inferno che, spesso, finiscono con l’essere mentre tutti, in preda alla frenesia delle cosiddette “vacanze intelligenti”, ci ostiniamo a commettere sempre gli stessi, identici, errori ogni anno.

Eppure, una soluzione ci sarebbe. Io, almeno, l’ho trovata un paio d’anni fa. Si chiama Servizio Civile Internazionale (www.sci-italia.it) e consiste nel partecipare a uno dei campi di lavoro organizzati in ogni angolo del pianeta (o quasi). Non so se ci avete mai fatto caso, ma in Sicilia ogni anno vengono giovani (e non) che si…