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L’ossimoro dei Palermitani indignati

Il 30 aprile di 28 anni fa, a Palermo, venivano uccisi Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Chi scrive aveva appena 11 giorni di vita e, diversi anni dopo, le fu raccontato che sua nonna materna commentò così la notizia dell’omicidio del segratario regionale del Pci e del suo autista: “Palermo non è una città in cui far crescere una bambina”.

Oggi, a distanza di 28 anni, neanche quello di mia nonna materna “è un paese in cui far crescere una bambina”, ma la mia città lo è anche meno, sempre di meno. Cinque giorni fa una donna senza fissa dimora avrebbe rimosso tutti i bigliettini di carta appesi a quello che viene comunemente chiamato “albero Falcone”.

Niente regali alle mafie

“Libera e le associazioni che la costituiscono vogliono ancora credere in quello Stato che non rinuncia ad aggredire le mafie nel modo che si è dimostrato più efficace, colpendone i patrimoni illegalmente costruiti e destinandoli a fini sociali”.

Queste le parole di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che ha annunciato il lancio di “Niente regali alle mafie”, un’asta simbolica a Palermo, alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità di piazza Politeama, oggi, alle 17, (e in contemporanea in tutte le regioni d’Italia).

LIBERA: Niente regali alle mafie - 28 novembre a Palermo

“Libera e le associazioni che la costituiscono vogliono ancora credere in quello Stato che non rinuncia ad aggredire le mafie nel modo che si è dimostrato più efficace, colpendone i patrimoni illegalmente costruiti e destinandoli a fini sociali”.

Queste le parole di Umberto Di Maggio, coordinatore siciliano di Libera, che ha annunciato il lancio di “Niente regali alle mafie”, una manifestazione a Palermo alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità a piazza Politeama il 28 novembre alle 17 (e in contemporanea in tutte le regioni d’Italia).

Piero Grasso: “Per non morire di mafia” è un testo biografico

Dedicato a chi, 27 anni fa come oggi, è morto di mafia, a Palermo: Rosario Di Salvo e Pio La Torre.
Nelle vesti di scrittore lo avevamo lasciato due anni fa con l’uscita di “Pizzini, veleni e cicoria. La mafia prima e dopo Provenzano”, scritto a quattro mani con il giornalista siciliano de “La Stampa”, Francesco La Licata. Lo ritroviamo oggi (martedì per chi legge, n.d.r.) con la distribuzione in tutte le librerie d’Italia del suo ultimo lavoro, “Per non morire di mafia”, scritto con Alberto La Volpe, l’ultimo giornalista ad avere contatti con il giudice Falcone.

Procuratore Grasso, dopo l’analisi di Cosa Nostra fatta in seguito all’arresto di Bernardo Provenzano, che genere di testo è quello che ci troviamo di fronte oggi?
Beh, si tratta di un testo senz’altro molto più biografico, specialmente all’inizio. Racconto della mia esperienza di giovane prima e di magistrato poi. Parlo del mio primo…