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Parola d’ordine: SILENZIO! Quante le scuole pericolanti in Sicilia? Quante le topaie nei centri storici delle città?

E’ di qualche mese fa un mio “sfogo” pubblicato su alcuni quotidiani on line ove, fra l’altro, elencavo le opere che ritenevo molto più urgenti del ponte di Messina. Fra queste, era mia intenzione far arrivare ai “sordi” della politica, le condizioni delle scuole in Sicilia, molte delle quali fatiscenti e costruite durante il regime fascista.

Come al solito…silenzio! Nessuno mi ha denunciato per procurato allarme! Bene, sono salvo, di nome e di fatto. Però una notizia è apparsa qualche giorno fa, timidamente su pochi quotidiani ancora liberi, sulla chiusura di una delle più importanti scuole di Catania, la Musco. Difatti, dopo vari esposti e segnalazioni, i vigili del fuoco dichiaravano che sarebbe bastata una scossa di media intensità per crollare tutto l’edificio, avendo travi e pilastri rovinati.

Il Coordinamento del Vallone e la riforma Gelmini

Sembra un calcolo fatto a tavolino, da parte di chi ci governa, che un’area territoriale quale quella del “Vallone”, tra le più depresse d’Italia da un punto di vista socioeconomico, non solo non viene fornita dei sevizi indispensabili, come le vie di comunicazione e le infrastrutture necessarie per il suo sviluppo economico, ma viene a perdere posti di lavoro nel settore scolastico, mortificando diritti costituzionali, tra i quali il diritto allo studio, e la mancata tutela di piccole comunità penalizzate per gli scarsi numeri di alunni che presentano.

La morte fisica e morale di tante comunità, paesi piccoli e medi all’interno della Sicilia, comporterà per i prossimi anni conseguenze drammatiche circa un preteso sviluppo economico che dovrà soccombere dinanzi all’inspiegabile rinuncia di scuole capaci di dare conoscenza, formazione ed educazione alle future generazioni. E’ questa la tipologia di paesi come Acquaviva Platani, Sutera, Campofranco, Villalba, Marianopoli, Milena, Vallelunga, Montedoro, Serradifalco…