Forse non tutti sanno, compreso Santoro, che anticamente in Sicilia, in alcuni funerali importanti, venivano chiamate a pagamento le prefiche. Erano delle donne, vestite rigorosamente a lutto, che avevano il compito di fornire un piagnisteo, quasi come una cantilena cacofonica che si chiamava “trivulu”. Da allora è rimasto il detto: “non mi ittari u trivulu”, nel senso di non gufare con pianti inutili e soprattutto fastidiosi al sistema nervoso.

Detto ciò mi sorge spontaneo il dubbio che, anziché invitare dei politici alla trasmissione “Annozero”, non sarebbe stato meglio invitare delle prefiche anche perchè, guardando tutto ciò che è stato trasmesso dalle varie tv, ne avrebbero trovate quante ne volevano. Altro che nell’antichità. Avremmo pianto tutti e avremmo visto la trasmissione con la commozione che il momento meritava. Invece no. Neanche una lacrima, né una carezza a qualche sopravvissuta che avrebbe potuto farci addolorare. Niente! Una trasmissione indecente…è stata da qualcuno…
Che il nostro sistema ferroviario è antiquato, obsoleto e, soprattutto, non è in alcun modo compatibile con lo sviluppo della Sicilia è, in sintesi, l’affermazione dell’assessore regionale ai Trasporti, Titti Bufardeci, che mi lascia molto perplesso. Desidero, sottoporre alla politica regionale, e in modo particolare all’assessore regionale ai Trasporti, che se il nostro sistema ferroviario è antiquato, lo è proprio a causa della scarsa attenzione che la politica regionale ha dedicato alle infrastrutture ferroviarie siciliane. Vedi i vari progetti del raddoppio Messina-Catania-Siracusa andati persi.
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Nel 1998 sono stati persi per la sola progettazione 1100 miliardi delle vecchie lire. Nell’ottobre 2001, con la sottoscrizione dell’accordo di programma quadro tra Regione Siciliana (Cuffaro) e Ministero dei Trasporti (Lunardi), venivano finanziati 1970 milioni di euro per il raddoppio della dorsale ionica Messina-Catania-Siracusa e per il tratto Fiumefreddo-Giampilieri. Anche questi andati persi o perlomeno scomparsi dai contratti di programma, ma fino al 2007 c’erano!…
Ponte sì o Ponte no? Ormai è diventato un tormentone. Ne parlavano i nostri nonni, ne parlavano i nostri padri. Forse ne parleranno anche i nostri figli, forse ne parleranno anche i nostri nipoti.

Recitava Lorenzo De’ Medici, in tempi non sospetti, “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”. Forse no. Ma di una cosa siamo certi.
Mentre la politica regionale esulta, i Siciliani continuano ad aspettare le strade, le autostrade, l’elettrificazione, i raddoppi e l’alta velocità ferroviaria nell’isola.

Il Ponte sullo Stretto, di certo, non salverà l’economia siciliana e calabrese. Quello di cui la Sicilia avrebbe realmente bisogno è un nuovo assetto viario e ferroviario, per dare quell’input positivo all’economia e a tutte quelle potenzialità di sviluppo che corrono sulle infrastrutture.
Ed eccoci di nuovo su strada, a percorrere a ritroso la strada che ieri ci ha condotti fin qui: Sicilia sud-orientale, nella provincia di Siracusa. La nostra missione, oggi, è quella di arrivare sani e salvi a Palermo usando un’automobile e sperimentando la sua (e la nostra) resistenza sulle strade e sulle autostrade (?!?!) dell’isola.

Partendo dalla strada provinciale Mare–Monti (quella che la gente conosce come “la strada che ha fatto tanti morti”…ricordate?) immettersi nella strada statale 114, l’Orientale Sicula, non è un’impresa difficile, ma la sbobinatura della mia registrazione mi ricorda una cosa.