…si sviluppa come - credo - nella vita di molti, perchè la mia famiglia è di tradizione cattolica e, come tale, mi ha imposto, fin dalla nascita, i riti e le celebrazioni di una religione che non potevo certo scegliere a poco più di un mese di vita.

Sono stata battezzata, ho fatto la prima comunione e, poi, ho smesso di frequentare la chiesa. Ho fatto una scelta consapevole, forse per la prima volta in vita mia: ho comunicato che non avrei fatto la cresima. E così è stato. Ho deciso di non andare più, meccanicamente, ogni domenica ad assistere alla messa.
Il 30 aprile di 28 anni fa, a Palermo, venivano uccisi Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Chi scrive aveva appena 11 giorni di vita e, diversi anni dopo, le fu raccontato che sua nonna materna commentò così la notizia dell’omicidio del segratario regionale del Pci e del suo autista: “Palermo non è una città in cui far crescere una bambina”.

Oggi, a distanza di 28 anni, neanche quello di mia nonna materna “è un paese in cui far crescere una bambina”, ma la mia città lo è anche meno, sempre di meno. Cinque giorni fa una donna senza fissa dimora avrebbe rimosso tutti i bigliettini di carta appesi a quello che viene comunemente chiamato “albero Falcone”.
Pensate che la notizia sia che Gioacchino Sferrazza, il presidente dell’Akragas, ha dedicato la vittoria di domenica della sua squadra al presunto boss mafioso di Palma di Montechiaro, Nicola Ribisi (arrestato il 18 settembre scorso dalla Squadra Mobile)? No, la notizia è decisamente un’altra.

Già, perchè queste cose - in terra di Sicilia - in fondo te le aspetti e (di solito) non ti indignano affatto. Ecco perchè la notizia, questa volta, è proprio l’indignazione, di tutti: dal primo cittadino a tutti gli altri cittadini di Agrigento, dal mondo dell’associazionismo alla Questura.