Molte città italiane cercano di cambiare e anche Augusta cerca di ridimensionare il proprio destino. I cittadini, rimasti soli dopo il dietrofront di sindaco e Regione, cercano da soli di farsi giustizia immobilizando la città, bloccando le 4 principali arterie della città.

Sit-in permanente dinanzi alla Porta Spagnola, al ponte, alla via che porta a Monte Tauro e all’ingresso della città provenendo da Siracusa per difendere l’Ospedale Muscatello che minaccia la chiusura.
Sono in tanti, più di quanto gli eoliani e le istituzioni chiamate a rappresentarli, pensino. Eppure si tratta di un problema trascurato, probabilmente per mancanza di sensibilità verso chi soffre, in silenzio e senza chiedere favori.

Ogni mattina si ritrovano di buon’ora su un molo riponendo le loro speranze, prima ancora che sulle cure chemioterapiche alle quali sono costretti a sottoporsi nei centri specializzati della provincia, sulle condizioni meteorologiche e quindi sulla partenza dei mezzi marittimi, così come sulla certezza di poter rientrare.
Grazie alla scarsa attenzione e capacità tecnico-amministrativa di un sindaco, occasionale portatore di meri interessi politici, è passata quasi inosservata la notizia della decisione presa dal Presidente della Regione di “cancellare” l’Ufficio Speciale per le Aree a Elevato Rischio Ambientale, a partire dall’1 Settembre.
Milazzo, Comune più importante e capofila, e il Comprensorio tutto rischiano così che non venga più attuata alcuna operazione di risanamento ambientale. Cancellando l’Ufficio Speciale, scompaiono anche i tavoli tecnici che si occupano di Ambiente, programmati nell’ambito di Agenda 21.
La situazione ambientale di Milazzo e comprensorio è certamente poco rassicurante. Incapacità e inefficienza amministrativo-politica hanno fatto sì che non sia stata ancora avviata alcuna seria iniziativa per il risanamento ambientale del comprensorio…a parte continui studi, convegni e riunioni.

Le dichiarazioni enfaticamente rassicuranti di alcuni sindaci, tra cui quello di Milazzo, testimoniano le gravi irresponsabilità di cui gli amministratori si rendono colpevoli: non c’è alcuna vocazione turistica se nessuno è in grado di garantire la perfetta efficienza dei servizi essenziali e l’assicurazione di altissimi livelli di eco-vivibilità.