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L’agenda nera

L’agenda nera, di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, edito da Chiarelettere - “L’instabilità e la mancanza di credibilità istituzionale oggi è tale che potrebbe produrre tentazioni stragiste”
Nico Gozzo, procuratore aggiunto a Caltanissetta.

La verità su via D’Amelio è ancora lontana perché è stata insabbiata. Un falso pentito ha retto ben sei processi e due sentenze della Suprema corte. Perché? Com’è possibile che investigatori considerati pilastri dell’antimafia abbiano dato credito a un’assurdità così clamorosa? Lo Bianco e Rizza ce lo raccontano fotografando questi ultimi 18 anni di complici mistificazioni.

Salvatore Borsellino alla presentazione de “L’agenda nera”


Presentazione de “L’agenda nera” a Palermo


Profondo nero

“Profondo nero”, di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, edizioni Chiarelettere – Erano gli anni Settanta. Il giornalista Mauro De Mauro stava preparando la sceneggiatura del film di Francesco Rosi sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni che osò sfidare le compagnie petrolifere internazionali.

Lo scrittore Pasolini stava scrivendo il romanzo “Petrolio”, una denuncia contro la destra economica e la strategia della tensione, di cui il poeta parlò anche in un famoso articolo sul “Corriere della Sera”. De Mauro e Pasolini furono entrambi ammazzati. Entrambi avrebbero denunciato una verità che nessuno voleva venisse a galla: e cioè che con l’uccisione di Mattei prende il via un’altra storia d’Italia, un intreccio perverso e di fatto eversivo che si trascina fino ai nostri giorni.

Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato

In coppia hanno già scritto “Rita Borsellino. La sfida siciliana”, “Il gioco grande. Ipotesi su Provenzano”, “L’agenda rossa di Paolo Borsellino”. La scorsa settimana è uscito in libreria “Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato”, edito da Chiarelettere.

Loro sono Giuseppe Lo Bianco, giornalista dell’Ansa di Palermo, e Sandra Rizza, giornalista free lance. Il loro ultimo lavoro, invece, è l’ennesima minuziosa inchiesta di due professionisti di rango, abituati a svolgere un lavoro che, ormai, non esiste più. Con buona pace di editori poco coraggiosi e di colleghi troppo comodisti.