“Hai saputo che la manovra finanziaria vuole abolire pure le feste patronali dei vari Comuni?”

“No…”
Non sono brava con la parole. Con quelle orali me la cavo peggio che con quelle scritte, ma proverò ugualmente a usare queste ultime per rivolgere una preghiera.

Io, che non prego mai nel senso convenzionale del termine, perchè non sono credente, prego. Chi potrei pregare? Santa Rosalia, forse, della quale una settimana fa abbiamo celebrato il festino e per la quale, il 4 settembre, faremo tutti una bella acchianata a Monte Pellegrino, vero?
Oggi, nel giorno della Festa di Santa Rosalia, rendiamo omaggio a un grande attore palermitano - Tony Sperandeo - e, soprattutto, a lui: il protagonista incontrastato di questa giornata.

Signore e signori, ecco a voi, il babbalucio (denominazione sicula per indicare la lumaca).
Il problema - è evidente - non è più Diego Cammarata che decide di non salire sul carro di Santa Rosalia per gridare “Viva Palermo e Santa Rosalia” perchè - come dice lui - “la presenza del sindaco sul carro stava diventando la personalizzazione di una festa che invece è solo dei Palermitani”.

Cammarata, infatti, non è salito sul carro solo per paura che la folla lo linciasse. In fondo, quando le telecamere si spengono e il sorriso d’ordinanza a 36 denti gli scompare dalla faccia, anche lui (forse) si rende conto di essere il primo cittadino che è stato capace di fare a questa città tanti danni quanti (quasi) quelli di Vito Ciancimino, che fu fermato sì, ma troppo tardi.
“È ccu razia e ccu cori, pi sant’Aituzza bedda, ca stà niscennu, cittadini! Semu tutti devoti, tutti? Cittadini, cittadini, cittadini! Evviva sant’Agata, cittatini! Evviva sant’Agata. Tutti devoti, tutti? Cittadini, cittadini!”.
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Catania, la città da sempre rivale (calcistica e non) di Palermo, l’anno scorso mi ha accolta tra le sue braccia durante un periodo non facile della mia vita e oggi, che sono nuovamente tornata a Palermo, voglio rendere omaggio, invece, proprio a Catania.