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Il nuovo ministro siciliano


I disegni di Franco Donarelli

Piergiorgio Morosini: vi descrivo “Il Gotha di Cosa Nostra”

Attraversare piazza della Memoria in una calda mattina d’estate per raggiungere il nuovo tribunale di Palermo, ha il sapore del vecchio: del già fatto, del già vissuto. I passi che s’incollano sul pavimento della strada, mentre l’afa fa tremolare davanti agli occhi i nomi di tutti i magistrati uccisi dalla mafia e incisi sulla pietra, sembrano riportarti indietro nel tempo. A quegli anni delle stragi che, in realtà, non sono mai finite: sono solo state sommerse.

Piergiorgio Morosini, giudice dell’udienza preliminare, ci aspetta nel suo ufficio, con la porta chiusa e il condizionatore acceso. L’unica differenza col passato. Il resto è tutto uguale. Accanto alla sua scrivania sepolta sotto una montagna di carte, c’è la borsa e, dentro, una copia del suo libro: “Il Gotha di Cosa Nostra”.

La storia di un Siciliano “clandestino” in Belgio

Dopo i vostri post sulla “clandestinità”, ho deciso di scrivere la mia esperienza. Mi ritengo un uomo sempre pronto ad aiutare gli altri (nel limiti delle mie possibilità), buono, un po’ testone, che non sogna più a occhi aperti…anche se ho capito che in questo mondo fatto di cattiverie ed egoismo c’è sempre qualcuno che può aprofittarsene lo stesso.

La mia storia di emigrante ebbe inizio nel 1977: avevo 22 anni, mi ero sposato a 18 (dopo una fuitina) con una persona meravigliosa. I primi anni di matrimonio vivemmo in una casetta piccolina. Io lavoravo, ma guadagnavo poco: non potevo mantenere più mia moglie, per di più incinta.

La teoria del caos

E’ successo di nuovo. La terra non ha tremato a causa di un terremoto questa volta, ma l’aria ha vibrato per le esplosioni seguite al deragliamento di un vagone merci che trasportava gpl nei pressi della stazione di Viareggio.
Cinque i palazzi circostanti coinvolti nell’incidente, due dei quali crollati del tutto. Diciotto (finora) le vittime accertate, ma ci sono ancora ventitre feriti (di cui alcuni molto gravi) negli ospedali e un numero imprecisato di dispersi.
E, fino a qui, la cronaca scarna dei fatti che, tanto per cambiare, include anche un Siciliano, emigrato a Viareggio tanti anni fa per lavorare. Il resto - le cause, le responsabilità, i colpevoli ancora ignoti - si troverà (?) dopo le indagini della magistratura.

Una lettera per Letizia Moratti

Distintissima signora Moratti,
eravamo negli anni ’60 e, per andare a lavorare alla zona industriale di Catania, tutte le mattine, molte ragazze prendevano l’autobus, sistematicamente affollato. Certo, erano passati ancora pochi anni dal ’46, anno in cui anche le donne finalmente ebbero il diritto di voto per il referendum, e ancora eravamo in un periodo nel quale gli ominicchi abbondavano, e non solo in Sicilia. Si sentivano quasi autorizzati a palpeggiare le donne.

Fu proprio per questo motivo che, l’allora sindaco di Catania, instituì in quella linea, autobus per sole donne. Non so Lei, ma io ricordo che allora rise tutta l’Italia. Sa, signor Sindaco, noi di politici che hanno fatto ridere ne abbiamo avuti tanti, e chissà quanti ne avremo ancora.

A proposito dello sketch di Ficarra e Picone “Sono fiero/mi vergogno di essere Siciliano”…

Cari Ficarra e Picone,
io sono orgoglioso di essere Siciliano perché siete miei conterranei. Perché, come tutti i grandi attori, riuscite a far piangere (e non solo) per le risate. Perché avete avuto il coraggio di fare ironia su tutti coloro che hanno affidato le sorti dell’isola a una forza politica scriteriata e razzista.

Su una cosa non sono in sintonia. Quando dite che Falcone e Borsellino erano Siciliani. No! Loro “sono”, devono essere sempre presenti in noi e devono essere ricordati, così come avete fatto voi, in tutte le manifestazioni culturali e di massa.