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Il Coordinamento del Vallone e la riforma Gelmini

Sembra un calcolo fatto a tavolino, da parte di chi ci governa, che un’area territoriale quale quella del “Vallone”, tra le più depresse d’Italia da un punto di vista socioeconomico, non solo non viene fornita dei sevizi indispensabili, come le vie di comunicazione e le infrastrutture necessarie per il suo sviluppo economico, ma viene a perdere posti di lavoro nel settore scolastico, mortificando diritti costituzionali, tra i quali il diritto allo studio, e la mancata tutela di piccole comunità penalizzate per gli scarsi numeri di alunni che presentano.

La morte fisica e morale di tante comunità, paesi piccoli e medi all’interno della Sicilia, comporterà per i prossimi anni conseguenze drammatiche circa un preteso sviluppo economico che dovrà soccombere dinanzi all’inspiegabile rinuncia di scuole capaci di dare conoscenza, formazione ed educazione alle future generazioni. E’ questa la tipologia di paesi come Acquaviva Platani, Sutera, Campofranco, Villalba, Marianopoli, Milena, Vallelunga, Montedoro, Serradifalco…

La Sicilia di ieri, ma verso i tempi moderni

La nuova guerra insorta alla morte di Augusto II re di Polonia cambiò ancora una volta le sorti della Sicilia e Carlo V di Borbone (VII di Napoli, III di Spagna), figlio del Re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, fu incoronato nel 1735 Re delle Due Sicilie, regno che lasciò nel 1759 al figlio Ferdinando IV (già III di Sicilia) allorché salì al trono di Spagna.

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Ferdinando IV regnò a Napoli ma spesso, durante varie turbolenze del regno, riparò con tutta la sua corte in Sicilia. Quando Napoleone Bonaparte nel 1806 inviò il fratello Giuseppe a occupare il trono di Napoli, il re Ferdinando si rifugiò di nuovo in Sicilia sotto il protettorato inglese e nel 1810, per accattivarsi la popolazione, riunì il Parlamento per modificare i privilegi feudali, migliorare gli ordini giudiziari, dare maggiore sicurezza sulle strade infestate di briganti e consentì pure nel 1812 –…

La Sicilia di ieri: Svevi, Aragonesi e Spagnoli

Guglielmo II lasciò erede Costanza sposata ad Arrigo VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa. Ma un figlio naturale di Ruggero, Tancredi duca di Puglia, che si era reso illustre in una spedizione bellica, fu proclamato re in contesa con Arrigo (Enrico) che pretendeva la corona quale marito di Costanza.

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Alla morte di Tancredi (1194) la corona passò al figlioletto Guglielmo III in tenera età e sotto tutela della madre Sibilla, ma Enrico VI, già re di Germania, venne in Sicilia, fece accecare il giovane re che mise in prigione in Alsazia unitamente alla madre e altri familiari.

La Sicilia di ieri: dai Saraceni (o Arabi) ai Normanni

Diocleziano fu l’ultimo imperatore con giurisdizione sull’Impero Romano d’Occidente e sull’Impero Romano d’Oriente, divisione che lui stesso volle. Legati alla caduta dell’Impero Occidentale furono tre grandi cicli migratori: le invasioni barbariche (IV-VI sec), l’invasione araba (VII-IX sec), l’invasione magiara, poi congiunta con la vichinga e divenuta infine normanna (X-XI sec). Il passaggio da un dominio all’altro avvenne apparentemente per motivi di natura militare e politica, sostanzialmente per fenomeni religiosi e demografici.

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Nell’anno 476 d.C. con la deposizione del sedicenne Romolo Augustolo, barbaro figlio di generale barbaro, finì l’Impero Romano d’Occidente e continuò per altri mille anni solo quello d’Oriente fino alla conquista turca, nel 1453, di Costantinopoli. Deposto Romolo Augustolo, Odoacre non si proclamò imperatore ma solo re dei Goti e inviò le insegne imperiali a Costantinopoli nella speranza di ottenere la nomina a patrizio dell’impero.

La Sicilia di ieri: dai Romani ai Barbari

Il tiranno Jerone II°, eletto generale dai Siracusani, tentò di mettersi a capo dei Greci siciliani contro i Mamertini – mercenari campani che si erano impadroniti di Messina - che però, avendo chiesto e ottenuto l’aiuto dei Romani, gli inflissero numerose sconfitte e la perdita di molte città.

Fu costretto, quindi a chiedere (263 a.C.) pace a Roma e riuscì in tal modo a tenere il possesso di Siracusa, Acrae (Palazzolo Acreide), Eloro, Neto (Noto), Megara, Leontini e Tauromenium (Taormina). Solo Agrigento, tra le varie città greche, tenne l’indipendenza fino all’anno successivo in cui fu presa dai consoli romani e punita aspramente per la sua resistenza con la vendita degli abitanti come schiavi. Anche se poi, nel 255 a.C. e fino al 210, ritornò nelle mani dei Cartaginesi mentre i Romani si impadronivano di Palermo.

La Sicilia di ieri: dai Fenici ai Greci e ai Cartaginesi

La Sicilia era popolata dai Sicani, dai Siculi o Siceli, dagli Elimi - come razze indigene - allorchè le sue coste cominciarono a essere visitate dai Fenici, prima dell’VIII sec. a.C., che vi stabilirono delle colonie. I luoghi scelti erano lungo le coste, di preferenza sui promontori o sulle piccole isole vicine alla spiaggia, e costituivano dei punti di mercato (i primi centri commerciali) finchè arrivarono i Greci con i loro insediamenti in numero sempre più crescente.

Conseguenza ne fu che i Fenici si ritirarono poco a poco nella parte nord-ovest dell’isola ove conservarono tre durevoli siti: Mtv o Motya ora S. Pantaleo, Ziz (fiore) ora Palermo, Solois ora Solunto. Lo storico Tucidide evidenziò che i Fenici, all’arrivo dei Greci, abbandonarono i luoghi di propria volontà e non perché furono cacciati.