Io mi lamento praticamente ogni giorno della mia vita, ma ho avuto una grande fortuna…anzi, più di una. Sono nata da una coppia di italiani (Siciliani sì, ma pur sempre Italiani), che gode (ancora) di tutti i diritti della sua nazionalità.

La mia terra non è ricca, non nel senso comune del termine almeno, ma i miei genitori sono sempre riusciti a vivere onestamente dei loro stipendi e a mantenere tre figli, senza chiedere niente a nessuno.
E’ una terra di contrari la nostra, una terra che neanche Luigi Pirandello avrebbe potuto immaginare tale e descrivere così nei suoi romanzi o nei suoi testi teatrali. Una terra in cui, per esempio, un assessore regionale ai Beni Culturali, indagato per voto di scambio, non solo non si dimette in attesa che la sua posizione venga chiarita, ma riesce persino a ottenere un finanziamento di 12 milioni e mezzo di euro da destinare alla realizzazione di una “soap” interamente prodotta in Sicilia.

Personalmente, non ho nulla contro Agrodolce. All’inizio della prima stagione ho incontrato e intervistato per Sicilia On Line diversi dei suoi protagonisti. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal loro bagaglio culturale e professionale. E mi sono appassionata anch’io - cosa mai avvenuta prima per un prodotto del genere - alle avventure dell’immaginaria Lumera.