“Lo studio è il tuo futuro, non avrai futuro senza lo studio, ma ti do una cattiva notizia: il futuro è già arrivato”. 11 ottobre 2010, prende il via l’anno accademico 2010/2011, lento, quasi immobile, timoroso degli stenti di cui dovrà nutrirsi.

Questa volta, però, a ritardare l’avvio delle lezioni è stata la classe docente, i ricercatori, gli assistenti, e tutto il popolo che in giacca e cravatta lavora giorno dopo giorno, nella speranza che gli venga riconosciuto quello che gli spetta.
Pubblichiamo il messaggio del preside della Facoltà d’Ingegneria di Palermo, diffuso ieri tramite you tube. Nella speranza che tutto questa serva a fare capire ai più la profondità del baratro dentro il quale stiamo precipitando.
La necessità di mandare il bilancio in pareggio ha spinto i vertici dell’Ateneo messinese (Senato accademico e Cda) su input del rettore Tomasello a “licenziare” una cinquantina di ricercatori (l’espressione usata è stata “risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro”).

Ciò ha provocato una serie di reazioni da parte dei sindacati e degli interessati: nel provvedimento, infatti spicca il principio della assurda esclusione dalla qualifica di “professori universitari” dei ricercatori che indubbiamente svolgono da sempre una “funzione docente” (la legge esclude espressamente dal collocamento coatto in pensione magistrati e professori universitari) vedendosi equiparati, di fatto, al personale amministrativo.
Nel documento del 20 dicembre 2009, le associazioni della docenza e le organizzazioni sindacali invitavano l’Amministrazione dell’Università di Messina a desistere dal procedere alla “rottamazione” dei ricercatori, degli assistenti ordinari e delle figure equiparate.

Tale appello, ripreso con vigore dalla ”Assemblea dei Docenti” del 22 gennaio u.s., era proteso a evitare uno scontro interno alla Istituzione, generato dalla discrezionale applicazione della legge “Brunetta” che era, ed è, fortemente discutibile e di lettura tutt’altro che univoca.
L’Assemblea dei Docenti della Università di Messina, in esito all’ampio dibattito sviluppato con la partecipazione del Rettore, dei Presidi di MM.FF.NN e di Medicina, di numerosi colleghi ordinari e associati, del segretario nazionale ANDU e di tutti i rappresentanti delle OOSS firmatari della locandina, esprime il convincimento che le soluzioni proposte dal DDL governativo “Gelmini” sull’Università non siano in grado di consentire il rilancio dell’Università pubblica come Istituzione strategica per il progresso culturale, sociale ed economico del Paese.
Fatto aggravato dalla mancanza di adeguati investimenti a copertura degli interventi previsti dal DDL sulla qualità del Sistema; e dalla assenza di un progetto strategico sul ruolo, la funzione e la missione dell’Università.
L’Assemblea sottolinea le seguenti criticità:
Già quest’anno la proposta del bilancio di previsione 2010 manifesta chiaramente le difficoltà finanziarie in cui si dibatte l’Ateneo. Oltre alla riduzione di spesa per gli assegni fissi ottenibile con il “licenziamento” dei ricercatori anziani e i pensionamenti (senza garanzia a breve termine di sostituzioni adeguate con concorsi a tempo indeterminato), si è dovuto ricorrere a una riallocazione anticipatoria e a un incremento della contribuzione studentesca – di cui sembra profilarsi un ulteriore aumento- e all’iscrizione dell’avanzo “presunto” (concretamente 2 utilizzabile, però, nelle misure indicate, solo dopo il 1° assestamento) per costruire un documento in pareggio, essendo il rispetto dei vincoli di bilancio un obbligo per le Università italiane.

Tale proposta di bilancio, tra l’altro, rileva che il pareggio, in atto solo “presunto”, è ottenuto senza una reale programmazione degli obiettivi istituzionali fondamentali, come ricerca, attività didattiche e dotazioni per facoltà, dipartimenti e dottorati -i cui risultati sarebbero parametro di…