Archivio



Lo studio di Paolo Borsellino

Da uno dei componenti del Comitato Cittadino Antimafia “19 Luglio 2009″, ho ricevuto una e-mail che comincia con questa domanda: “Ricordi dov’eri il 19 Luglio di 17 anni fa?”.
Sì, lo ricordo perfettamente. Avevo 10 anni ed ero fuori città con i miei genitori, com’era già successo, del resto, il 23 maggio di quello stesso anno. Non dimenticherò mai la faccia e la voce di mio fratello maggiore quando, aprendoci la porta di casa, ci disse: “Hanno ammazzato anche Borsellino”.
Era la fine, non capivo esattamente di cosa, ma era la fine. Vidi in televisione le immagini di via D’Amelio sventrata dall’auto carica di tritolo che era stata appena fatta esplodere. Sempre in televisione seguii anche i funerali dei cinque agenti scorta di Borsellino, che con lui avevano trovato quell’atroce morte.

La mamma dei carabinieri

Ieri Paolo Borsellino avrebbe compiuto 69 anni. Io purtroppo, come molti giovani, non l’ho mai conosciuto: una mano armata l’ha strappato via troppo presto da questa terra.

Eppure il destino mi ha avvicinato a lui più di molti altri. Nel 2001 ho prestato servizio militare nell’Arma dei Carabinieri: ero uno di quei piantoni che, proprio dopo la strage di via D’Amelio, furono posti giorno e notte in via Cilea, a vigilare sull’abitazione dei familiari del giudice ucciso.