Il proverbio originale è “Fatta la legge, trovato l’inganno”, ma questo paese totalmente al contrario ha sovvertito anche questo. Generalmente, BSicilia dà spazio ai post dei lettori. Ma quando succede qualcosa di grave come quello che è successo ieri, dà spazio anche ai miei.

No, signori, state tranquilli: Cassano non ha cambiato di nuovo idea e deciso di lasciare la Sampdoria. No, signore, state tranquille anche voi: “Uomini e donne” continuerà a essere trasmesso, probabilmente, fino all’ultimo dei vostri giorni.
Il problema - è evidente - non è più Diego Cammarata che decide di non salire sul carro di Santa Rosalia per gridare “Viva Palermo e Santa Rosalia” perchè - come dice lui - “la presenza del sindaco sul carro stava diventando la personalizzazione di una festa che invece è solo dei Palermitani”.

Cammarata, infatti, non è salito sul carro solo per paura che la folla lo linciasse. In fondo, quando le telecamere si spengono e il sorriso d’ordinanza a 36 denti gli scompare dalla faccia, anche lui (forse) si rende conto di essere il primo cittadino che è stato capace di fare a questa città tanti danni quanti (quasi) quelli di Vito Ciancimino, che fu fermato sì, ma troppo tardi.
Non voglio essere monotematica, nè facilmente etichettabile come “una di sinistra”. Perchè non lo sono. Sono solo una privata cittadina che lavora per mantenersi. Sono stata una “pubblica” cittadina quando ho fatto dell’associazionismo antimafia la mia missione, ma questa è un’altra storia.

Adesso il problema è che l’Italia, alla presidenza di turno del G8, si è presentata con la lettera che vedete qui sopra come biglietto da visita, prima di parlare di finanza etica. Si tratta della missiva che i Corleonesi hanno scritto a Silvio Berlusconi e che i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia hanno trovato negli archivi della Procura di Palermo.