- Marco Geronimi Stoll (www.geronimi.it) è un pubblicitario disertore, che preferisce la filiera corta, la piccola scala e la decrescita.
- Arcipelago Siqillyàh (www.siqillyah.com) è un circuito economico, sociale e culturale tra le realtà produttive locali che offre, ai consumatori critici, prodotti e servizi rispettosi delle persone e dell’ambiente.
- La rete Smarketing (www.smarketing.it) è un gruppo di comunicatori che ritiene che il marketing faccia vincere il più forte e che il mestiere del pubblicitario sia etico solo se accorcia la filiera; quindi invece di lavorare come un’agenzia, preferisce tenere corsi e consulenze.

Insieme propongono un corso di comunicazione di due giorni sulla pubblicità-fai-da-te, per imparare a promuoversi in modo etico, low budget e a basso impatto ambientale per far incontrare produttore e consumatore. È un corso intensivo ma giocoso, in gran parte basato sulla simulazione e sull’analisi dei casi.
Salute pubblica, un concetto o una serie di norme logiche per salvaguardare la salute dei cittadini? Nei bar e nei ristoranti è fatto divieto di servire il caffè al tavolo all’esterno del locale, perché l’autorità sanitaria ritiene pericoloso il tragitto dal banco al tavolo: ovviamente solo qui da noi, evoluti come nessun’altra località al mondo.

Chi, andando a Venezia, non ha visto i tavoli dei bar in piazza San Marco; oppure a Roma, lungo le strade e i marciapiedi; a Firenze, a piazza Santa Maria Novella; a Milano, lungo i navigli; ai murazzi di Torino, o a Parigi; a Londra; passando per Vienna e in Scandinavia…ma a Palermo no!
L’Amat è un’azienda municipalizzata, servizio pubblico, appartiene alla collettività e non è terra di conquista da parte di quello o quell’altro partito di volta in volta presente in maggioranza.

La gestione di un’azienda con migliaia di impiegati e patrimoni considerevoli è una cosa seria, deve essere di appannaggio di gente capace e non di pseudo-polici approssimati nel ruolo di manager.

I disegni di Franco Donarelli
La questione dello stabilimento della Fiat in Sicilia ci rivela, come al solito, l’intima natura del capitalismo e la subalternità della politica alle decisioni imprenditoriali, anche se la politica, a buon diritto, potrebbe pretendere di dire l’ultima parola, visto che i soldi pubblici per finanziare le varie crisi e ristrutturazioni Fiat, dal dopoguerra a oggi, sono stati erogati massicciamente a spese dei contribuenti.

L’intima natura delle imprese è quella di liberarsi dei rami secchi, senza preoccuparsi delle piaghe sociali che queste scelte provocano, e comunque scaricano sulla collettività i problemi, e dunque il cosiddetto “libero mercato” si rivela una struttura predatoria che si fonda su aiuti statali quando è in crisi, e su ammortizzatori sociali statali quando ristruttura o chiude.
Non volevo crederci, ma forse la battaglia dei call center trapanesi sembra avere un epilogo drammatico. L’allarme, anche se si riteneva il contrario, non è rientrato affatto. Ben 700 dipendenti dei call center trapanesi - B2B e Multimedia Planet - dal mese di ottobre non ricevono lo stipendio.

E’ inaccettabile il disinteresse totale della politica trapanese che, in campagna elettorale, come al solito si mostra foriera di buone intenzioni ma, all’atto pratico, quando 700 famiglie gridano “alla fame”, nessuno se ne occupa.