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Migranti: al via il progetto Nautilus

L’istituzione di dieci sportelli di orientamento e informazione nelle città in cui sono presenti i Centri di Accoglienza per i richiedenti Asilo (CARA), più altri due a Torino e a Catania.

E’ l’obiettivo del progetto Nautilus, teso a migliorare l’efficienza del sistema nazionale di asilo, a promuovere l’integrazione dei servizi offerti e a creare un collegamento tra i CARA, la rete SPRAR (Servizio Centrale del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e tutte le realtà i soggetti sul territorio interessati dal fenomeno. Gli sportelli operativi saranno allestiti a Roma, Caltanissetta, Catania, Crotone, Brindisi, Bari, Foggia, Gradisca d’Isonzo (GO), Torino e Trapani.

Nessun riferimento agli immigrati nel piano di zona del Distretto 50

Saltati i progetti presentati per l’integrazione degli immigrati e loro famiglie presentato in estate all’assessorato regionale alla Famiglia, alle Politiche Sociali e alle Autonomie Locali. Del piano di zona del Distretto 50, che comprende otto Comuni della Provincia (Trapani capofila, Erice, Valderice, Buseto, San Vito Lo Capo, Custonaci, Paceco, Favignana, unitamente all’ASL 9), ma d’integrazione degli immigrati non se ne parla.

Eppure, tra le aree d’intervento proposte dalla legge 328 del 2000 - “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” - e il decreto d’attuazione regionale del 18 gennaio 2009, accolto in prima istanza dal Comitato dei Sindaci del distretto socio-sanitario 50, il fenomeno immigratorio era fatto proprio come un disagio mirante alla promozione del nuovo sistema di welfare siciliano.

Giovanni Giarrana, il Forrest Gump siciliano

La sua è una storia che merita davvero di essere raccontata perchè lui, Giovanni Giarrana, è stato subito ribattezzato il “Forrest Gump siciliano”. La sua impresa, infatti, somiglia molto a quella epica compiuta da Tom Hanks nel famoso film che racconta la straordinaria vita di un americano nato con dei deficit mentali e fisici che, invece di renderlo inferiore agli altri uomini, lo resero di gran lunga superiore.

Nella storia di Giovanni, però, non ci sono carenze psico-fisiche di alcun tipo, ma solo la voglia di dare una grande lezione di civiltà al nostro paese che, mai come oggi, ne ha così tanto bisogno. giovanni, infatti, ha salutato la Svizzera e ha ringraziato gli accordi di Schengen che permettono la libera circolazione delle persone in tutta Europa.

La storia di un Siciliano “clandestino” in Belgio

Dopo i vostri post sulla “clandestinità”, ho deciso di scrivere la mia esperienza. Mi ritengo un uomo sempre pronto ad aiutare gli altri (nel limiti delle mie possibilità), buono, un po’ testone, che non sogna più a occhi aperti…anche se ho capito che in questo mondo fatto di cattiverie ed egoismo c’è sempre qualcuno che può aprofittarsene lo stesso.

La mia storia di emigrante ebbe inizio nel 1977: avevo 22 anni, mi ero sposato a 18 (dopo una fuitina) con una persona meravigliosa. I primi anni di matrimonio vivemmo in una casetta piccolina. Io lavoravo, ma guadagnavo poco: non potevo mantenere più mia moglie, per di più incinta.

Aldo Maturo, su Agoravox, scrive: “Quando i clandestini eravamo noi”

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Clandestina in patria - Seconda Parte

Quando ho cominciato a viaggiare - per piacere e non per necessità - mi sono, pian piano, immersa in altre culture, altre tradizioni, altri modi di vivere, altre abitudini. Non avendo i mezzi (e non ritenendoli indispensabili) per soggiornare in alberghi a cinque stelle, mi sono adattata a ogni tipo di sistemazione.

Qualche volta mi è capitato anche di trovarmi in difficoltà e, ogni volta, ho ricevuto aiuto dai “clandestini” che vivono negli altri Paesi del mondo. Nel momento del bisogno, nessuno di loro mi ha chiesto di mostrargli il mio passaporto o ha preteso di sapere subito chi fossi, da dove venissi e se fossi in regola con il permesso di soggiorno.