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Clandestina in patria - Prima Parte

Io mi lamento praticamente ogni giorno della mia vita, ma ho avuto una grande fortuna…anzi, più di una. Sono nata da una coppia di italiani (Siciliani sì, ma pur sempre Italiani), che gode (ancora) di tutti i diritti della sua nazionalità.

La mia terra non è ricca, non nel senso comune del termine almeno, ma i miei genitori sono sempre riusciti a vivere onestamente dei loro stipendi e a mantenere tre figli, senza chiedere niente a nessuno.

Un’(altra) lettera per Giorgio Napolitano

Cinque giorni fa il nostro blog ha pubblicato una lettera rivolta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e a noi affidata. Adesso riprende quella - già ripresa da altri blog, siti d’informazione e agenzie di stampa - dell’ennesimo cervello che fugge dal nostro paese. Nel frattempo, il Presidente chiede che non si facciano più polemiche da qui alla conclusione del G8.

Caro presidente Napolitano,
chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al­la loro madre. Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie­dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian­do ad essere italiana.

Operai inglesi contro operai italiani

A proposito dei fatti di cronaca degli ultimi giorni (rimpatrio dei migranti Libici, proposta della Lega di riservare i posti a sedere ai milanesi sulla metropolitana, ecc.), pubblichiamo il link al servizio di un telegiornale italiano.

Italiani, brava gente?

Ci risiamo. Dopo il rimpallo tra Malta e la Sicilia dei migranti rimasti per giorni a bordo della nave turca Pinar, adesso tocca a un nutrito gruppo di Libici fare i conti con la burocrazia europea. E, così, questi poveretti sono stati rispediti al mittente come un pacco postale, incuranti del fatto che fossero in navigazione da giorni.

“Italiani, brava gente” recitava il titolo di un film del 1964, che denunciava l’assurdità della guerra (quella del 1940-1945, per intenderci) e mostrava la solidarietà tra poveri, italiani compresi. Gli stessi italiani che, nel corso di quasi tutto il ‘900, non hanno trovato soluzioni migliori dell’emigrazione, per cercare altrove un lavoro e un avvenire diversi.

Viene voglia di scappare…dal mondo

Ci avevano detto che, crescendo, avremmo messo da parte tutte le nostre idee rivoluzionarie, tipiche dell’età adolescenziale. Ci avevano avvertito che, per cambiare il mondo, occorre la volontà di tutti, non solo quella del singolo. Ci avevano assicurato che, una volta adulti, il nostro primo pensiero sarebbe stato quello di trovare il modo per sbarcare il lunario e nient’altro.

Ci avevano detto questo e tanto altro ancora. Ed era tutto vero. Non ci avevano detto, però, che avremmo pagato in prima persona per gli errori dei nostri padri e delle nostre madri dei cui frutti noi stessi, durante l’infanzia e l’adolescenza, abbiamo beneficiato.

A.A.A. cercasi padre italiano per figlio olandese

Navigando in rete, ho trovato il vostro blog e ho deciso di scrivervi per chiedere il vostro aiuto (o, meglio, quello dei vostri lettori). Da molti anni, ormai, sto cercando mio padre. Si trasferì a Utrecht negli anni Sessanta. Mia madre s’innamorò di lui e dalla loro relazione nacqui io. Ma si trattò di una relazione breve, perchè dopo la mia nascita mia madre voleva sposarlo e lui confessò di avere già una moglie e altri due figli nella città da cui proveniva: Palermo.

Tra lui e mio nonno materno sorsero dei conflitti tali che mio padre fu rispedito in Italia dalla polizia olandese. Non l’ho mai più visto, ma mi piacerebbe sapere chi è. Di lui non so molto di più di quello che vi ho già scritto, ma posso provare a darvi delle indicazioni un po’ più precise.