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C’è un tempo per ogni cosa

Le nuvole correvano veloci, spinte dal vento di maestrale.
Al contrario, i pensieri di Nino restavano attaccati al cervello, come funghi al terreno.
“Si può amare senza essere amati? Ha senso vivere, se l’unica compagna resta la solitudine?”
Gli mancava l’aria, in quel mondo muto e senza amore.
Guardò le isole, nitide come capita solo nei giorni di vento, e i gabbiani, che si lanciavano a cerchi veloci contro l’alto muro di bianca schiuma.
Pensò allora che c’è un tempo per vivere e uno per morire, uno per amare e uno per soffrire, un tempo ancora per parlare e uno infine per restarsene in silenzio.
Così, dolcemente, la pace tornò nel suo cuore.

E la vita continua…

“C’era una volta…”, così cominciavano le favole che mamma Maria gli raccontava ogni sera.
Re e regine, principi e principesse, fate e maghi: quel popolo di felici e contenti accompagnava fino al mattino il sonno del piccolo Luca.
Molti anni dopo, con lo stesso amore di sua madre, papà Luca adesso cercava a sua volta dentro boschi incantati e bianchi castelli le facce e le avventure che un tempo lo avevano affascinato.
Fra le sue braccia la sua piccola Maria ascoltava intanto trepidante, regalandogli in cambio il più grande dei sorrisi. La vita continua, no?

I pensieri di Andrea

Semplicemente un sogno? Forse. Oppure è finzione il mondo di cartapesta in cui spesso triboliamo? Chissà.
Questo pensava Andrea, percorrendo l’immenso salone di quello sconfinato edificio.
Cercandone il principio e la fine gli occhi si perdevano: alle pareti tanti libri, diversi nei colori e nelle forme, dentro quei volumi le storie di tutti, vivi, morti e nascituri.
“Dio è allora un grande scrittore e con infinita fantasia inventa le mille nostre vite, destinandoci la sorte che al momento più gli aggrada?”
Questo pensava Andrea, cercando intanto con frenesia il romanzo della sua vita.

Il finale della storia

La balena scivolava veloce, lasciando sull’acqua due bianchi solchi di schiuma.
A un muto segnale inarcò al cielo la coda, affondando nel blu come coltello nel burro.
Pochi secondi dentro l’abisso e quindi riemerse imperiosa, con uno sbuffo alto e prepotente.
Dietro a lei remavano con foga i cacciatori. Ritto a prua il capo brandiva la fiocina, pronto a colpire. Finché…
Non so voi, a me piace pensare che a quel punto il gigante, fiutando l’aria, si sia salvato, inabissandosi e riaffiorando parecchio distante, finalmente salvo.
Che volete: è uno dei piaceri degli scrittori inventarsi storie e finali.

Caso spudorato di pubblicità autopromozionale

Nessuno dei due mollava la presa. Era l’ultima copia, diamine! Decidemmo salomonicamente di pagare metà per uno. A patto di leggerlo insieme, però!
Seduti davanti a un buon caffè, divorammo le ottantuno pagine di quel racconto.
Scoprii che mi piaceva tutto di lei: gli occhi, la voce, le fantasie, l’entusiasmo le speranze. Era amore, finalmente! Quell’amore dal quale tu sei nata, amore mio.
Grazie all’ultima copia di un romanzo, pensa!
Ah, già, adesso vorrai sapere il titolo. Accontentata: era “Il profumo dei sogni” di Giovanni Barrile.
Te lo raccomando: soldi spesi bene!

La magia di un libro

Guardandoli di nascosto, ciascuno con un libro in mano, mi sono sempre chiesto cosa spinge la gente a entrare in libreria.
Un libro non si mangia. Quelle pagine non ci vestono.
Potremmo allora sentenziare che si tratta di un bene superfluo, sicuramente non necessario?
Niente di più sbagliato. Ogni libro ci offre una parte irripetibile di noi: nascosta, ignota fino a quel momento, preziosa come l’acqua e l’aria.
Come lo scalpello dello scultore estrae dal marmo forme sempre nuove, un libro ci rende sempre e comunque diversi, mostrandoci le mille anime della nostra infinita umanità.