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La conversione di Totò

Da un pezzo Totò seguiva quella borsa.
Ignara di tutto, appoggiandosi al bastone, la vecchietta passeggiava serena.
Alcuni minuti e Totò avrebbe completato il lavoro.
Malauguratamente, però, la preda cambiò strada all’improvviso, persuadendosi a entrare in libreria.
“Pazienza, farò il colpo dentro” – pensò Totò, per nulla infastidito dal contrattempo.
La seguì nelle stanze, aspettando il momento propizio per scipparla.
Fino a che, girandosi con un dolce sorriso, quella gli offrì un libro.
Poi pagò il conto e sparì.
Tornato a casa, Totò lesse il libro. E la sua vita cambiò.

I contorni della felicità

Questo racconto è giunto in forma anonima alla nostra redazione. L’abbiamo letto, ci è piaciuto e abbiamo deciso di pubblicarlo, perchè è una fotografia, molto nitida, dei tempi che corrono.
Per la prima volta in tanti anni, non appena mise piede fuori di casa, le sembrò una città diversa…eppure, era la sua città, sempre quella…non l’aveva mai cambiata, c’era riuscita: era riuscita a vivere lì e sperava che fosse per sempre.
Non l’avevano cacciata, come avevano fatto con molti dei suoi vecchi amici. No: lei aveva vinto e loro avevano perso. Gioia, che in Sicilia – più che un nome – sembra un vezzeggiativo dato da un padre alla propria bambina, cominciava il suo nuovo lavoro a Palermo. E tutto quello che aveva sempre fatto fino ad allora, uscendo di casa, le sembrò diverso, come la sua città.
Togliere la catena a quel vecchio motorino, metterlo in moto con le…

Capricci del destino

La ragazza lo scelse fra centinaia e lui si abbandonò, aprendosi ai suoi occhi.
Quelle dita gentili e profumate lo fecero vibrare di passione e desiderio.
Era la prima volta che gli capitava!
Le offrì parole dolci mai sussurrate, pensieri nascosti e intriganti, ricche e impegnative promesse: tutto quello che aveva dentro, insomma. E tuttavia…
“È vero, dunque, che la volubilità è donna!” mormorò sconsolato, mentre distrattamente quella lo chiudeva, interessata dal colore e dal titolo di un altro libro.
Sullo scaffale, senza neppure l’elemosina di uno sguardo, ritornò alla sua vita fatta di lunghissime attese.

Il re della foresta

Sugar, il leone, terrorizzava tutti.
La scimmietta Abdullàh, per ingraziarselo, malignò che anche l’elefante Pasquale da un pezzo si proclamava re della foresta.
“Ora lo mangio e metto a posto le gerarchie” urlò Sugar, correndo in cerca del malcapitato.
Quello, una pasta di animale, per tenerselo buono gli comprò una tonnellata di carne.
A pancia piena, Sugar stabilì che non è bella cosa la guerra, specie se di fronte hai bestie più grosse di te.
Perciò, dopo avergli chiesto l’indirizzo del supermercato, gli propose di fare il re un giorno per uno.
Una stretta di zampa suggellò il patto e quasi tutti da allora vissero felici e contenti.

L’intellettuale e l’artista

Per quanto ci girasse intorno, l’oratore non riusciva a chiarire il concetto.
La questione dibattuta era seria e importante: “L’integrazione fra diverse etnìe. Cosa fare?”
Le parole continuavano a ruotare sulla testa di ognuno, e come una fitta coperta cominciavano a soffocare i pensieri.
Fu allora che uno si alzò.
A passo spedito si avviò verso il palco, ci salì sopra e, rivolgendosi al pubblico, disse: “Sono un poeta, amo le parole, ma penso che a volte se ne dicono troppe.”
Detto questo, abbracciò l’oratore, un filosofo romeno sulla sessantina, e nello stupore generale lo baciò forte sulla bocca.
“Un intellettuale dice una cosa semplice in modo difficile. Un artista dice una cosa difficile in maniera semplice.”

Il re dei pazzi

La tempesta lo aveva portato su quel piccolo lembo di terra.
Girandola in lungo e largo, aveva constatato che i pochi abitanti erano tutti malati: pazzi, per la precisione.
- “Sarò il loro re! Lavoreranno per me e diventerò ricco.” aveva sentenziato.
Per mesi parlò al vento, però, visto che i sudditi non lo ascoltavano, ognuno inseguendo le proprie illusioni.
Alla fine decise di scappare.
- “Prima che diventi pazzo come loro!”, ammise preoccupato.
Così costruì una zattera, la riempì di viveri e prese il largo.
- “Povero pazzo!” esclamarono in coro gli isolani, guardando il piccolo punto scuro sballottato dalle onde gigantesche di un mare senza fine.