Le nuvole correvano veloci, spinte dal vento di maestrale.
Al contrario, i pensieri di Nino restavano attaccati al cervello, come funghi al terreno.
“Si può amare senza essere amati? Ha senso vivere, se l’unica compagna resta la solitudine?”
Gli mancava l’aria, in quel mondo muto e senza amore.
Guardò le isole, nitide come capita solo nei giorni di vento, e i gabbiani, che si lanciavano a cerchi veloci contro l’alto muro di bianca schiuma.
Pensò allora che c’è un tempo per vivere e uno per morire, uno per amare e uno per soffrire, un tempo ancora per parlare e uno infine per restarsene in silenzio.
Così, dolcemente, la pace tornò nel suo cuore.

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