Il coltello è sicuramente tra gli oggetti più antichi al mondo, il primo strumento che l’uomo primitivo imparò a cercare in natura e a costruirsi per il soddisfacimento dei suoi bisogni quotidiani. E’ soprattutto nel mondo agricolo e pastorale che il coltello ha sempre assunto quel ruolo fondamentale che ne ha fatto un vero e proprio simbolo della tradizione culturale italiana e, quindi, anche della Sicilia.
Tra i pastori non era soltanto un utensile indispensabile in tutte le fasi del lavoro, ma era anche l’unica posata utilizzata nel pasto quotidiano, una distrazione, uno svago: il pastore annoiato, in attesa di riportare le pecore all’ovile, utilizzava il proprio coltello per intagliare pezzetti di legno o per incidere disegni sulla corteccia degli alberi. Il coltello diveniva quindi quell’“amico fidato”, quel segno tangibile della propria virilità, quella garanzia di dignità e orgoglio personale.
Un buon coltellinaio doveva prima di tutto essere un abile fabbro, ma nello stesso tempo saper trattare il corno e i materiali usati per i manici. La fabbricazione artigianale di un coltello prevedeva tutta una serie di operazioni tramandate nella tradizione quali la forgiatura, l’assemblaggio e la modellazione del coltello, la tempra, la lavorazione del corno, l’affilatura e la lucidatura.
Ovviamente i risultati non erano dei gioielli, considerati i materiali semplici usati e le poche rifiniture maniacali, ma del resto quelle vere e proprie opere d’arte nascevano per essere usati proprio nei più svariati lavori della giornata e quindi a chi lo possedeva non interessava tanto avere un coltello rifinito a specchio, ma un compagno di viaggio semplice, maneggevole e tagliente su cui poter contare in qualsiasi situazione.
Nella tradizione siciliana venivano realizzati tantissimi modelli differenti di coltelli, che variavano in base alle zone di produzione, alle tecniche realizzative, alle forme e ai materiali utilizzati. Nella maggior parte dei casi assumevano dei nomi identificativi ben precisi (spesso in siciliano) a seconda del paese o della zona di provenienza, delle caratteristiche o dell’uso a cui erano destinati e quindi tra i più importanti ricordiamo: “Sanfratellano”, “Salitano”, “Liccasapuni”, “Scannaturi”, “Cuteddu Ammanicatu”, “Rasolu Ammanicatu”, “Ericino”, “Birritèdda”, “Lapparèdda”, “Scaluni”, “Saraga”, ecc.
Purtroppo, come un po’ tutti i mestieri artigianali, anche quello del fabbro-coltellinaio rischia di scomparire e ormai è molto difficile ritrovarsi tra le mani un coltello che è stato creato secondo l’antica tradizione dalle mani forti ed esperte di un vero fabbro-coltellinaio in tutte le sue fasi di lavorazione.
Io sono un ragazzo di San Fratello, in provincia di Messina, che ha iniziato a realizzare coltelli artigianali all’età di 17 anni. In Sicilia sono rimasto praticamente solo io e, per non fare scomparire del tutto questa tradizione siciliana, promuovo il mio lavoro anche partecipando a delle mostre di livello internazionale. Se volete saperne di più, potete visitare il mio sito: www.coltelliversaci.com
Antonio Versaci














ciao frattello ti dicu sulu na cosa che a prima cosa che mi miettu a matina na sachetta e u ma sicilianu ea sira mi lisciu tutti chiddi che ciaiu naiu assai cmq i tuoi sono veramente assai belli continua cosi nn mollare mai evviva u cutieddu sicilianu
Salve…mi dispiace, ma devo correggere la sua affermazione. In sicilia esistono altri che realizzano coltelli artigianali, degni di essere chiamati tali. Nel mio piccolo paese esistono due famiglie con l’arte nelle mani, sono dei veri e propri maghi nella realizzazione dei coltelli. Le scrivo da Custonaci (provincia di Trapani). Faccia una ricerca delle reltà esistenti e, se vuole, mi contatti alla seguente mail: pizzocofano@libero.it Saro’ lieto di illustrare le innumerevoli opere realizzate da questi signori. Saluti.