La settimana di Pasqua si avvicina e il tormentone “Cosa farò la prossima estate?” anche. Sì, insomma, ci si comincia a pensare ma, di solito, senza troppa fretta. La decisione viene rimandata (se tutto va bene) al giorno prima della partenza. In alternativa si andrà in qualsiasi aeroporto, stazione, porto o casello autostradale e si deciderà il da farsi sul momento. E le tanto sospirate ferie diventeranno quell’inferno che, spesso, finiscono con l’essere mentre tutti, in preda alla frenesia delle cosiddette “vacanze intelligenti”, ci ostiniamo a commettere sempre gli stessi, identici, errori ogni anno.
Eppure, una soluzione ci sarebbe. Io, almeno, l’ho trovata un paio d’anni fa. Si chiama Servizio Civile Internazionale (www.sci-italia.it) e consiste nel partecipare a uno dei campi di lavoro organizzati in ogni angolo del pianeta (o quasi). Non so se ci avete mai fatto caso, ma in Sicilia ogni anno vengono giovani (e non) che si occupano di pulire l’ambiente circostante (sporcato dai suoi abitanti) o forniscono dei servizi alla comunità (generalmente abbandonata a se stessa durante l’estate e, a volte, anche durante l’inverno).
Ecco, lo stesso tipo di mansioni che vengono richieste in altri paesi: europei, africani, asiatici, americani, oceanici. In pratica, chi decide di partecipare a uno di questi campi (la lista completa viene pubblicata sul sito del Sevizio Civile Internazionale a primavera), deve inviare la sua candidatura al paese di destinazione, pagare una sorta di tassa d’iscrizione, pagarsi il viaggio di andata e ritorno…e il gioco è fatto.
Il campo, in cambio di un lavoro quotidiano (6 ore al giorno dal lunedì al venerdì e i fine settimana liberi) offre vitto e alloggio. Il periodo di permanenza oscilla dalle due alle tre settimane. In alcuni casi, viene richiesto di stare un mese o addirittura più.
Facendo la richiesta per tempo, si ha maggiore possibilità di scelta e si può tentare di partire sia da soli che in coppia. Al di là del vitto e dell’alloggio, chi partecipa a questi progetti ottiene molto di più: la possibilità di visitare un paese straniero, quella di fare nuove amicizie e una full immersion (assolutamente gratuita) d’inglese. Già…perchè dimenticavo di dirvi che, se si sceglie di partire per un campo di lavoro organizzato all’estero (non in Italia, quindi), l’unica lingua per comunicare con i propri “colleghi” è proprio l’inglese.


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