Stamattina, alle 16:30, all’aeroporto di Catania, si svolgerà una manifestazione dei lavoratori precari dello scalo etneo. Chi scrive fa da portavoce a un gruppo di loro. Dipendenti che dopo circa sei anni di seria e inappuntabile attività, si trovano oggi, per un capriccio societario, a fare i conti con un cambio di rotta che apre uno scenario del tutto nuovo all’aeroporto.
Dal 2003, in Sac, assistiamo ad assunzioni legate all’incremento del traffico voli e passeggeri pari a un numero che si aggira a circa 200 precari (solo tra gli operai), con la promessa che da lì a breve si sarebbe arrivati a una stabilizzazione.
Nel 2004, però, subentra un nuovo handler, l’Ata, che apre le porte della speranza per una stabilizzazione di un gruppo storico di precari (riconducibili al 2001), che si concretizza a fine 2005. Ma fin qui è tutto normale. Durante questi anni, la legge sul precariato peggiora, ma pone dei vincoli in maniera tale che le aziende non approfittino di quei lavoratori che hanno maturato l’anzianità e la professionalità di cui esse necessitano.
Ebbene, in barba a quelle pochissime tutele che la legge ci offre, superiamo ogni limite temporale, in base alle normative vigenti, per la trasformazione del nostro rapporto di lavoro a tempo indeterminato in Sac. L’azienda non solo ignora i fatti ma, addirittura, dopo diversi solleciti d’incontro da parte nostra, dopo aver manifestato con un documento la nostra volontà a voler proseguire il rapporto di lavoro per non perdere alcun diritto di precedenza, ci ignora del tutto, concedendo prelazione (illegittima) a precari con anzianità di servizio e professionalità acquisita minore della nostra.
Intanto, la Sac esternalizza alcuni servizi, cedendo la rampa a un consorzio di cui fanno parte la stessa Sac, la già citata Ata handling, la Gh e l’Aviation, che prende il nome di Saga. Si procede a un passaggio diretto dei lavoratori a tempo indeterminato in data 1 maggio 2009, concedendoci la speranza di una stabilizzazione che invece si tramuta in un incubo quando veniamo a conoscenza che un cavillo legale non permetterà la prosecuzione del nostro rapporto di lavoro in alcun modo dopo aver fatto fronte, in questi anni, a ogni difficoltà aziendale per carenza di organico o per un surplus di lavoro: almeno 300 giorni l’anno su 365 e con svariate ore di straordinario.
In parole povere, si vorrebbe far fronte a un incremento di lavoro in controtendenza rispetto agli altri aeroporti italiani (fortunatamente) con un personale a tempo indeterminato del tutto insufficiente, con una percentuale alta, di quest’ ultimi, di gravi malesseri fisici e con una età troppo avanzata in rapporto alla peculiarità di mansione (carico e scarico bagagli da stive e nastri partenze e arrivi), avvalendosi per lo più di personale precario, senza alcuna prospettiva futura lavorativa, altrettanto insufficiente, e a scadenza, che verrà gettato come una scarpa logora, alimentando in loro la speranza di una sistemazione sicura.
Vi sembra molto, dopo sei anni, lavorando 10 mesi l’anno con un contratto part-time da precario, dopo aver sopperito a qualsiasi difficoltà aziendale di organico o di perversa organizzazione lavorativa, pretendere un minimo di considerazione in via ufficiale e amichevole? Questa è la domanda che si pongono 40 padri di famiglia che hanno dato tutto all’aeroporto di Catania.
Vincenzo Diliberto (precari Sac stagionali gruppo 2003/2004)


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