A mio modesto avviso nel nostro Paese il problema non è stato mai l’assenza di voci “profetiche” che hanno individuato con tempestività e straordinario acume i “baratri” culturali in cui si andava a cacciare la nostra società.
Il punto non è riconoscere il genio politico e professionale del Danilo Dolci animatore politico-culturale e sociologo di lungimirante prospettiva. Altri scrissero parole illuminanti per valutare la situazione sociale del primo dopoguerra e le ambiguità e i rischi presentati dal giovanotto, focoso e intraprendente, che rispondeva al nome e cognome di Benito Mussolini che riteneva insufficiente per generare il radicale cambiamento di un’Italia in ginocchio che egli invocava con straordinaria forza, perfino l’ancor giovine movimento socialista.
Era già chiara allora quella “Italietta” maggioritaria alla quale il Duce parlava che si presentava opportunista, individualista, trafficona, incolta, priva di etica nei comportamenti pubblici e privati e sempre attenta a saltare sul carro dei vincitori come stigmatizzarono alcuni caustici osservatori come Flaiano, a loro volta tacciati di qualunquismo.
Era ed è solo questa l’Italia? Certamente no, ma non possiamo negare che abbiamo fatto un grosso errore di valutazione quando abbiamo ritenuto di potere considerare superata una certa cultura che fu il verto humus del fascismo, al di là delle baggianate propagandistiche.
Il disastro del secondo dopoguerra impose un cambio e un tempo pieno di speranza rappresentata da quella fase Costituente della Repubblica il cui risultato giuridico-istituzionale, guarda caso dà tanto fastidio oggi.
Oggi Berlusconi è i suoi nuovi miliziani ripropongono, con la maggiore forza della moderna propaganda, quel costume politico, insieme progressivo e decadente, che fu della citata Italietta fascista in cui le questioni serie della politica e dell’economia diventano interessi concreti per un ceto parassitario e fenomeni da baraccone per sudditi incolti e opportunisti.
In altri termini possiamo dire che uno dei segni rivelatori del regime fascista, non sono certo i carri armati,
ancora attivi solo in società meno evolute sul piano della comunicazione, ma tutti gli esempi in cui il dramma coincide con il grottesco e la gente si narcotizza sotto il Palazzo Venezia di turno, fino a quando il dramma della tragica implosione del regime non potrà più essere nascosto.
Di contro, va registrata l’insipienza e l’incoerenza, a tratti interessata. di chi oggi, nel Paese come nei Palazzi istituzionali, dichiara di essere l’opposizione alternativa. Troppe omissioni e contraddizioni nella gestione dell’opposizione al fenomeno Berlusconi, clamorose ieri ma ancor ben presenti oggi, e una disgregazione derivante dal fatto di avere nel tempo selezionato a sinistra, con metodo scientifico per fini individualistici e di clan, la peggiore classe dirigente possibile, spesso culturalmente subalterna al Berlusconismo che è un fenomeno purtroppo capace di sopravvivere al Cavaliere di Arcore.
Mi accorgo di avere scritto molto più di quanto non avessi intenzione di fare, ma nello stesso tempo mi rendo conto che certe affermazioni meriterebbero una più diffusa analisi che, però, non
credo sia il caso di svolgere in una sede “agile” qual è un blog. Tuttavia, se consideriamo questo spazio per quello che è, credo, ossia una sede di confronto per ulteriori approfondimenti, allora penso che il mio intervento possa assolvere a questo compito, fatta salva, ovviamente, l’opinabilità delle mie valutazioni.
Insomma, concludendo in questo nostro Paese anche nella lettura dei fenomeni socio-politici, come nella Scienza e nella Tecnica, non mancheranno mai le “eccellenze”. Probabilmente è la “media” complessiva che non va bene. Grazie dell’ospitalità e dell’attenzione e scusate per l’eccessiva lunghezza del mio post.

Discussione
Nessun commento per “Danilo Dolci sul berlusconismo”
Lascia un commento