A Motta Sant’Anstasia, in provincia di Catania, è cambiata la guardia degli amministratori, si è persino svuotata la trentennale poltrona del ragioniere comunale, ma quello che rimane certo e inossidabile è il difensore civico, carica ricoperta dall’avvocato Antonio Rabuazzo e “scaduta” ufficialmente il 5 febbraio del 2008.
Da allora, di regolare c’è stato solo il bando per la raccolta delle nuove candidature, il cui termine di scadenza era stato fissato, con ammirevole tempestività, per il giorno 17 febbraio 2008. Di candidature, lo ricordiamo, ne erano state raccolte due, quella dell’uscente (e mai uscito) avvocato Antonio Rabuazzo e quella dell’avvocato Guido Spampinato.
Il consiglio comunale si è riunito più volte per dirimere la questione, ma esitando sempre in sedute formalmente infruttuose (per la mancanza dei requisiti di maggioranza) anche se, sin dalla prima seduta, sembrava chiaro l’orientamento del consiglio: in essa Spampinato ha avuto 9 preferenze, contro 1 voto ottenuto da Rabuazzo e 6 schede bianche.
Di questo passo, ci si è spinti fino alla fine di aprile, con l’unico risultato dell’aumento delle schede bianche. Per una manciata di mesi, poi, il consiglio si è dato altre priorità, dimenticando di avere una poltrona da regolarizzare. Nel novembre 2008, anche in conseguenza delle sollecitazioni degli organi di stampa, precipita a strapiombo sull’amministrazione mottese una diffida da parte dell’assessorato regionale agli Enti Locali, con la quale si intimava a risolvere la questione della nomina del difensore civico cittadino, pena l’intervento, entra 30 giorni, di un commissario ad acta.
Il 2009, tuttavia, si apre senza novità sostanziali: il consiglio non ha mosso ciglio e nessun baldo commissario è stato avvistato nella periferica satrapia mottese. A Palazzo tutto tace: prima ci si è esposti con tanto di diffida, poi non si è andati avanti per concludere il procedimento. Pertanto, con stabilizzata ufficiosità, il Comune di Motta dispone di un avvocato cittadino, per la cui liceità ci si può riferire ai capoversi dell’ambiguo statuto comunale (cfr. art. 29.2, per cui il difensore civico dura in carica 4 anni, ma rimane in carica fino all’insediamento del successore), e sulla cui illegittimità parla chiaro la nazionale L. 444/94, secondo cui un organo monocratico non può rimanere in carica per oltre 45 giorni in regime di prorogatio, a fronte dei 600 giorni di “provvisorio” insediamento maturati fin qui dall’uscente (mai uscito) dottor Rabuazzo.
Inoltre, anche qualora il consiglio mottese volesse continuare ad appellarsi allo statuto cittadino, prima o poi, sarebbe costretto a cambiarlo, a creare una fattispecie ad hoc, in quanto la situazione rischia di sfuggire dalle stesse permissive maglie del pubblico ordinamento.
Testualmente, l’articolo 29.2 di questo recita: “Il Difensore dura in carica 4 anni e può essere rieletto una sola volta”. Ebbene, come si inquadra l’attuale carica dell’avvocato Rabuazzo? Siamo già al suo secondo mandato, o ancora al primo, ad infinitum più che ad interim? Inoltre, qualora il suo nome dovesse essere regolarizzato, tramite seduta consiliare o su commissariamento, la sua eventuale seconda e ultima nomina a partire da quando decorrerebbe? Che fine farebbero i 20 mesi di reggenza che, a oggi, sono stati maturati in spregio alla normativa nazionale?
Insomma, nell’attesa che gli amministratori mottesi stilino i dettagli del futuro “Lodo Rabuazzo”, ci prepariamo a tutto: persino alla ratifica del vitalizio status quo, de iure o per usucapione.
Angelina De Luca


















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