Ambiente

Mentre il mondo intero assiste quasi impotente all’avanzare della , fuoriuscita dalla della Bp Deepwater Horizon nel il 22 aprile, ben pochi si rendono conto di quanto possa essere temibile e realistico un simile disastro ambientale nelle acque del e, in particolare, nelle acque limitrofe alla .

A parte la presenza dei tre grossi poli industriali petrolchimici di , e , non va dimenticata la presenza di alcune piattaforme proprio al largo di e la paventata di nella Val di Noto.

Lungi da noi l’idea che il disastro ambientale possa essere imminente e/o dietro l’angolo, ma la percezione del rischio tra la popolazione è altissima e cresce proporzionalmente al susseguirsi delle gravi notizie che arrivano dal .

Qualsiasi incidente alla Raffineria di troverebbe sicuramente impreparati i cittadini per la mancanza del piano d’emergenza esterno al grosso polo industriale dell’area Asi del Tirreno e troverebbe impreparate le stesse istituzioni locali.

Le conseguenze di un incidente (traffico navale, incidente agli impianti, etc.) potrebbero eguagliare o superare quelli del disastro Exxon Valdez del 1989 in Alaska e quest’ultimo della piattaforma del .

A pagare il prezzo di un drammatico incidente potrebbero essere tutte le forme di economia legate al mare, dal alla , con la irrimediabile compromissione di tutte le specie ittiche presenti nel , in considerazione soprattutto che si tratta di un “mare chiuso”.

E’ necessario che i cittadini vengano immediatamente rassicurati dalle istituzioni con una serie di provvedimenti ormai obbligatori:

a) avvio di una nuova politica energetica con lo stop alle trivellazioni petrolifere in nuove aree siciliane finché non saranno verificate tutte le condizioni di massima sicurezza;

b) mobilitazione di tutte le risorse possibili per applicare modelli di studio atti a ipotizzare e evitare qualsiasi disastro ecologico nelle aree ad alto rischio;

c) immediato avvio di ispezioni da parte dei Ministeri competenti e Regione affinchè vengano rese noti le ragioni della mancata progettazione del piano di sicurezza esterno nell’area di (e nelle altre aree a rischio) e verifica contestuale della sicurezza degli impianti;

d) adeguamento di tutta la rete di monitoraggio degli inquinamenti;

e) avvio di una seria politica di defiscalizzazione ambientale.

Giuseppe Falliti

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